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1778–1827

VIAGGIO DELLE API

Ugo Foscolo

Ecco prostrata una foresta, e fianchi Rudi d'alpe, e masse ferree immani Al braccio de' Ciclopi, a fondar tempio Che ceda tardo a' muti urti del tempo.

E al suono che invisibile spandeano Le Grazie intorno, assunsero nell'opra Nuova speme i viventi, e l'Architetto Meravigliando della sua fatica

Quasi nubi lievissime di terra Ferro e abeti vedea sorgere e marmi A sue leggi arrendevoli, e posarsi Convessi in arco aereo imitanti

Il firmamento. Attonite le Muse Come vennero poscia, alla divina Mole il guardo levando, ivan cercando Col memore pensier se Palla altrove

Quando in Grecia di celeste acanto Ghirlandò le colonne, o quando in Roma Gli archi adornava a ritornar vittrice Trionfando con candide cavalle

Miracolo sì fatto avesse all'arti Mai suggerito. — Quando poi la Speme Veleggiando su l'Arno in una nave L'api recò, e l'ancora là dove

Sorger poscia dovea delle bell'arti Sovra mille colonne una gentile Reggia alle Muse, vide correr l'api A un'indistinta di novelle piante

Soavità che intorno al tempio oliva. Un mirto

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