Perchè quando le tartare cavalle
Marte sfrenava su la Grecia in pena
Del freddo ozio servile, e a desolarla
Sull'Ellesponto coronò un nepote
Barbaro d'Ottomano; allor l'Italia
Fu giardino alle Muse, e l'aureo stuolo
Fabbro del mele, si fuggì in due schiere.
L'una approdando al lito, ove Eridano
Riporta in preda cento fiumi al mare,
Vide agresti fioretti, e lungo il fiume
Gran ciel prendea con nere ombre una selva
Strana d'allori, a immago di bizzarra
Gotica reggia i rami alti intrecciando
Acutissimi all'aere. Ivi una Fata
Delle sorti presaga avea quel bosco
Piantato per incanto, e assai novelli
Fiori ad arte dispersi; onde allettate
L'Api sacre ponessero a lor prole
Quivi il primo alvear; sovra que' tronchi
Scriveva Atlante i fasti di Ruggero;
E donne innamorate, e vagabondi
Spettri di cavalieri ivan col Mago
Aspettando il Cantor, che poi trovando
Deposti i favi, si mietea con essi
Tutti gli allori; se non che più accorto
Spigolò i fiori un lepido Poeta,
Dove più grato distillava il mele,
E non temea di gareggiar cantando.