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1778–1827

VI.

Ugo Foscolo

Non de' cantati secoli Invidio i giorni aurati; Purché tu il voglia, vivere Potremo i dì beati.

Tu m'ami, io t'amo; un docile Legame ambo ci annoda; Tu me non credi instabile, Da te non temo io froda.

Così gioia con Melide II Pastorello un giorno Che per sentiero incognito La trasse a rio soggiorno.

Ma deh! ch'il puoi, l'imagini Lascia di moda, e ognora Sol di piacer desidera A chi solo t'adora.

Bella tu sei, più candida Non fia che tu sia mai S'anco ti desse Cinzio I fulgidi suoi rai.

D'Amor, di Fé, di Venere Antica è pur la face, Ma nuova è ancor che amabile, E nuovo è ciò che piace.

Mentre il cantor di Cintia Seco ad amar l'invita, Le dice; amor è semplice Odia beltà mentita.

Negletta è ver, ma lucida La chioma è di Nerea: Tu incolta sembri Pallade, Colta non sembri Dea.

Cresce la rosa, e innostrasi Fresca da sé soltanto; Più dolce è senza artefice Degli augellini il canto.

Pari alle Dive Olimpie Elena ergea le chiome Ma ognor fra gli anni d'Elena Vive esecrato il nome.

Non perch'io tema, o tenera Amica, di tua fede; In sì bei volto ingenuo La purità risiede.

Risiede sì; ma candida Di fregio altro non cura; Ed ha ragion, che vendica I dritti suoi natura.

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