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1778–1827

V.

Ugo Foscolo

Fra soavissimi fioretti un giorno Giaceano Amore e Venere, E mille Genii stavan d'intorno E mille Grazie tenere

Io con l'eburnea mia cetra al collo, Scarco di cure torbide, Passai con Palma piena di Apollo Per quelle sedi morbide,

A sé chiamatemi la gaia diva, Con fiamma al labbro e al ciglio, Disse, tua cetera canti giuliva La possa del mio figlio.

Io pria con giubilo cantai d'Amore Su gli altri Dii le glorie; Soggiunsi poscia quai sul mio coro Ei riportò vittorie.

Si attente stavano le Grazie al canto, E que' Amorini amabili, Che s'obbliarono d'essere accanto A' loro giochi istabili.

Giuro per l'aurea chioma febea, Che più dell'onda livida Di Stige io venero, vidi la Dea Farsi al cantar più vivida.

E tu, o Licoride, non mai ti pieghi De' carmi al suon sensibile, Invan fra lagrime, io canto, e prieghi, Che sempre se' inflessibile.

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