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1778–1827

V.

Ugo Foscolo

Le bionde Grazie schiusero Al ghirlandato aprile Le verdi porte, e mancavi De' fiori il più gentile?

Con le sue mani ambrosie L'innamorata Aurora Dal Cielo umor freschissimo Per lui non sparse ancora?

Tu fior splendente e semplice Come la mia vezzosa, Tu fra le spine floride Ancor non spunti, o Rosa.

Mentre vedeati sorgere Il gajo Anacreonte Inni t'ergea cingendosi Di te la calva fronte.

E in mezzo a danze e giubilo L'altrui chiamava aita Onde cantar tua morbida Foglia agli Iddii gradita.

Tu sei trofeo di tenere Grazie, sei giucco, o rosa, D'amor nei giorni floridi A Citerea scherzosa.

E che fia mai d'amabile Senza il bei fiore? Infine Le Ninfe han braccia rosee L'Alba le dita e il crine.

Così cantava il vecchio Tejo poeta; Amore Dettava i carmi, memore Di te suo caro fiore.

E a noi sei caro: immagine Tu delle guancie sei Di Lei, che tien l'imperio Su tutti gli atti miei.

Di lei che bella e fulgida In sua bellezza or viene, Che con un sguardo sforzami Baciar le mie catene.

Ma sorgi ormai, purpureo Bei fiorellino, sorgi; Tu alla mia dolce vergine Gaja ghirlanda porgi.

Su le sue chiome d'auro Tanto sarà più vaga Quanto vicino al latteo Seno che gli occhi impiaga.

Deh! sorgi, o fior! l'armonico Plettro ch'amor risuona Da tue fragranti foglie Gentile avrà corona.

E a questo sen medesimo Io ti porrò bei fiore, Come verace effigie D'un innocente core.

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