Dove tu, diva, da l'antica e forte Dominatrice libera del mondo Felice a l'ombra di tue sacre penne, Dove fuggivi, quando ferreo pondo
Di dittatoria tirannia le tenne Umil la testa fra servaggio e morte? Te seguir le risorte Ombre de' Bruti, ai secoli mostrando
Alteramente il brando Del padre tinto e dei figliuoi nel sangue; Te, o Libertà, se per le gelid'onde Del Danubio e del Reno
Gisti fra genti indomite guerriere; Te se raccolse nel sanguineo seno Brittannia, e t'ascondea mortifer angue; Te se al furor di mercenarie spade
De l'oceano da le ignote sponde T'invitar meste, e del tuo nome altere Le americane libere contrade; O le batave fonti,
O ti furo ricetto Coronati di gel gli elvezj monti; Or che del vero illuminar l'aspetto Non è delitto, or io te, diva, invoco:
Scendi, e la lingua e il petto Mi snoda e infiamma di tuo santo foco. Ma tu de l'alpi da l'aerie cime Al rintronar di trombe e di timballi
Ausonia guati e giù piombi col volo; Anelanti ti sieguono i cavalli Che Palla sferza, e sul latino suolo Marte furente orme di foco imprime:
Odo canto sublime Di mille e mille che vittoria, o morte Da l'italiche porte Giuran brandendo la terribil asta;
E guerrier veggo di fiorente alloro Cinto le bionde chiome Su cui purpuree tremolando vanno Candide azzurre piume; egli al tuo nome
Suo brando snuda e abbatte, arde, devasta; Senno de' suoi corsier governa il morso, Ardir li 'ncalza, e de' marziali il coro Genj lo irraggia, e dietro lui si stanno
In aer librate con perpetuo corso Sorte, Vittoria, e Fama. Or che fia dunque, o diva? Onde tal'ira? e qual fato te chiama
A trar tant'armi da straniera riva Su questa un dì reina, or nuda e schiava Italia, ahi! solo al vituperio viva, Al vituperio che piangendo lava!
E depor le corone in Campidoglio, E i rè in trionfo tributarj e schiavi Roma già vide, e rovesciati i troni: Re–sacerdoti or con mentite chiavi
Di oro ingordi e di sangue, altri Neroni, Grandeggiar mira in usurpato soglio: Siede a destra l'Orgoglio Cinto di stola, e ferri e nappi accoglie
Sotto le ricche spoglie, Vendendo il cielo, ai popoli rapite; Sgabello al seggio fanno e fondamento Cataste di frementi
Capi co gli occhi ne le trecce involti, E tepidi cadaveri innocenti, Cui sospiran nel fianco alte ferite Pel fulminar di pontificio labbro;
E misti in pianto e in sangue, atro cemento, Calcati busti e cranj disepolti Fanvi, e lo Inganno di tal soglio è fabbro: Quindi, al Solopossente
La folgore strappata, Eran d'Orto terrore e d'Occidente, E si pascean di regni e di peccata. Non più: — Dio disse: e lor possa disparve;
Pur ne l'Ausonia ancor egra e acciecata Passeggian truci le adorate larve. Passeggian truci, e '1 diadema e il manto De' boreali Vandali ai nepoti
Vestendo, al scettro sposano la croce; Onde il Tevere e l'Amo a te devoti, Libertà santa dea, cercan la foce Sdegnosamente in suon quasi di pianto;
E la turrita Manto Offre scampo ai tiranni, e il bei Sebeto Irriga mansueto Le al Vesuvio soggette auree campagne
E ricche aduna a usurpator le messi; Abbevera il Ticino Ungari armenti, e l'ospitali arene Non saluta il Panare in suo cammino;
T'ode gridar oltre le sue montagne La subalpina donna e l'elmo allaccia E s'alza e terge i rai nel duoi dimessi, Ma le gravano il pie sarde catene,
Onde ricade e copresi la faccia; E le a te care un giorno Città nettunie, or fatte Son di mille Dionisj empio soggiorno:
Liguria avara contro sé combatte; E l'inerme leon prostrato avventa Ne' suoi le zampe e la coda dibatte E gli ammolliti abitator spaventa.
Deh! mira, come flagellata a terra Italia serva immobilmente giace Per disperazi'on fatta secura: Or perché turbi sua dolente pace,
E furor matto e improvida paura Le movi intorno di rapace guerra? Piaghe immense rinserra Nel cor profondo; a che piagar suo petto,
Forse d'invidia oggetto, Per chi suo gemer da lontan non sente? Ma tu, feroce Dea, non badi e passi, E a l'armi chiami, a l'armi,
E al tuon de' bronzi e al fulminar tremendo E a l'ululo guerrier perdonsi i carmi. Cede Sabaudia, e in alto orribilmente Del tuo giovin Campion splende la lancia;
Tutto trema e si prostra anzi i suoi passi, E l'Aquila rèal fugge stridendo Ferita ne le penne e ne la pancia. Gallia intuona e diffonde
Di Libertade il nome, E mare e cielo Libertà risponde: L'Angel di morte per le imbelli chiome Squassa ed estende coronata testa:
Libertà! grida a le provincie dome, Del Re dei folli Re vendetta è questa. Del Re dei Re! — Quindi tra il fumo e i lampi S'inveivo in sen di tempestosa nube,
Che occupa e offusca di Germania il suolo; Donde precorsa da mavorzie tube Balda rivolge e minacciosa il volo L'Aquila, e ingombra di falangi i campi;
E par che Italia avvampi Di foco e guerra, di ruina e morte: Ne spezzar sue ritorte Osa, ne armarsi del francese usbergo.
Ma s'affaccia l'Eroe; sieguonlo i prodi Repubblicano in fronte Nome vantando con il sangue scritto; Ecco d'estinti e di feriti un monte,
Ecco i schiavi aleman ch'offrono il tergo E la tricolorata alta bandiera In man del Duce che in feral conflitto Rampogna, incalza, invita, e in mille modi
Passa e vola qual Dio di schiera in schiera: Pur dubbio è marte; ei dove Più de' cavalli l'ugna Nel sangue pesta, e sangue schizza e piove,
E regna morte in più ostinata pugna, Co' suoi si scaglia, e la fortuna sfida Guerriero invitto, e tra le fiamme pugna E vince; e Italia libertade grida.
E del Giove terren l'augel battuto Drizza a l'aere natlo tarpati i vanni E sotto il manto imperiai si cela: Ma il vincitor lo inceppa, e gli alemanni
Colli che borea eternamente gela, Senton lo altero vertice premuto Dal Guerrier cui tributo Offre atterrita dal suo cenno e doma
La pontificia Roma, Dal Guerrier che ad Esperia i lumi terge E falla ricca de' tuoi puri doni, O Libertà gran dea,
E l'uom ritoma ne gli antichi dritti Che prepotente tirannia premea. In vetta a l'Aventin Cesare s'erge Tirannie'ombra rabbuffata e fora,
E mira uscir di Libertà campioni Popoli dal suo ardir vinti e sconfitti, Ond'alza il brando, e cala la visiera.... Ombra esecranda! torna
Sitibonda di soglio Ove lo stuoi dei despoti soggiorna Oltre Acheronte a pascerti d'orgoglio: Eroe nel campo, di tiran corona
In premio avesti, or altro eroe ritoma, Vien, vede, vince, e libertà ridona. Italia, Italia, con eterei rai Su l'orizzonte tuo toma l'aurora
Annunziatrice di perpetuo sole; Vedi come s'imporpora e s'indora Tuo ciel nebbioso, e par che si console De' sacri rami dove a l'ombra stai !
I desolati lai Non odi più di vedove dolenti, Non orfani innocenti Che gridan pane ove non è chi '1 rompa:
Ve' ricomporsi i tuoi vulghi divisi Nel gran Popol che fea Prostrare i rè col senno e col valore, Poi l'universo col suo fren reggea;
Vedi la consolar guerriera pompa E gli annali e le leggi e i rostri e il nome! Come non più del civil sangue intrisi Vestonsi i campi di feconde messi
E di spiche alla pace oman le chiome! E come benedice II cittadin villano, Tergendo il fronte, Libertà felice!
Come dovizianti a l'oceano Fendon gl'immensi flutti onusti pini, Cui commercio stranier stende la mano Sin da gli americani ultimi fini!
Ma de l'Italia o voi genti future, Me vate udite cui divino infiamma Libero genio e ardor santo del vero: Di Libertà la non mai spenta fiamma
Rifulse in Grecia sin al dì che il nero Vapor non surse di passioni impure; E le mura secure Stettero, e l'armi del superbo Serse
Dai liberi disperse Di civico valor fur monumento: Ambizion da le dorate piume Sanguinosa le mani,
E di argento libidine feroce, E molli studj, e piacer folli e vani A libertà cangiar spoglia e costume. Itale genti, se Virtù suo scudo
Su voi non stende, Libertà vi nuoce; Se patrio amor non vi arma d'ardimento, Non di compre falangi, il petto ignudo, E se furenti modi
Dal pacifico tempio Voi non cacciate, e sacerdozio frodi, Sarete un dì a le età misero esempio: Vi guata e freme il regnato? vicino
De l'Istro, e anela a farne orrido scempio; E un sol Liberator dievvi il destino.
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