Stampi chi vuole sue prosacce in rima. Tu con Lucia gentil leggi sì piano Questa, che in altre orecchie non s'imprima. Non so ch'uomo giammai ponesse mano
A una commedia che ribrezzo e riso Insiem ti desti contro un mostro umano. E' pare che Natura abbia diviso Dalla lepida beffa il raccapriccio:
Abborri Giuda, e ridi di Narciso. Pur a Natura venne anche il capriccio Di creare, fra tanti, .un animale Ch'io 'l guardo, e rido e di paura aggriccio.
Non ride ei già, ma con urlo nasale , Scilingua e ghigna s'altri gli contende: Di nessun dice bene, e d'ognun male; Anzi male per ben sempre ti rende:
Ladro ti chiama di ciò ch'ei t'invola, E per propria la tua merce rivende. Trangugiasi volumi d'ogni scuola, E un pasticcio latino–italo–greco
Rivomita indigesto dalla gola. Erra intorno cogli occhi, eppure è cieco: Da lunge annusa e corre al putridume: Grida dì e notte, e sempre come l'eco.
Striscia per andar dietro all'altrui lume; Se gli è presso, abbarbagliasi e nol vede: Striscia perchè non ha gambe nè piume. Fu battezzato un dì, ma non ha fede;
Nè avrà salute mai, chè a mostri tali L'eterna vita il cielo non concede. E questo ha due peccati originali Oltre quel d'Eva: dentro non ha cuore,
E di fuor non ha i fregi genitali. D'impotente libidine d'amore Arrabbia quindi; e la venerea face E l'apollinea desiando, muore.
Non sonno trova mai quando si giace, Ma l'altrui gioja delirando insidia, E per turbarla a noi perde sua pace. Quando l'Orgoglio si sposò l'Accidia,
Fu concetto sotterra, e per nudrice, Che l'allattò di fiele, ebbe l'Invidia. E a piè dell'eliconica pendice Mordea co' denti, poi che fu slattato,
Ogni fresco germoglio, ogni radice. Fatto poi grande, a chi gli passa allato Ringhia ed abbaja peggio d'un mastino: S'altri non l'ode, fuggesi arrabbiato.
Ma a chi 'l teme, e si svia dal buon cammino, Fa poi moine, e il palpa, e gli dà loda, Chiedendo per limosina un quattrino. Per fame ti vitupera e ti loda;
Per fame ardisce e trema e liscia e morde; Fame gl'insegna a far bella ogni froda. Ma ben più d'oro che di pane ha ingorde Le fauci; e spesso apparve alla mia vista
Con monete d'umano sangue lorde. Questo animal si chiama il Giornalista.
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