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1778–1827

Testo Orlandini

Ugo Foscolo

Stampi chi vuole sue prosacce in rima. Tu con Lucia gentil leggi sì piano Questa, che in altre orecchie non s'imprima. Non so ch'uomo giammai ponesse mano

A una commedia che ribrezzo e riso Insiem ti desti contro un mostro umano. E' pare che Natura abbia diviso Dalla lepida beffa il raccapriccio:

Abborri Giuda, e ridi di Narciso. Pur a Natura venne anche il capriccio Di creare, fra tanti, .un animale Ch'io 'l guardo, e rido e di paura aggriccio.

Non ride ei già, ma con urlo nasale , Scilingua e ghigna s'altri gli contende: Di nessun dice bene, e d'ognun male; Anzi male per ben sempre ti rende:

Ladro ti chiama di ciò ch'ei t'invola, E per propria la tua merce rivende. Trangugiasi volumi d'ogni scuola, E un pasticcio latino–italo–greco

Rivomita indigesto dalla gola. Erra intorno cogli occhi, eppure è cieco: Da lunge annusa e corre al putridume: Grida dì e notte, e sempre come l'eco.

Striscia per andar dietro all'altrui lume; Se gli è presso, abbarbagliasi e nol vede: Striscia perchè non ha gambe nè piume. Fu battezzato un dì, ma non ha fede;

Nè avrà salute mai, chè a mostri tali L'eterna vita il cielo non concede. E questo ha due peccati originali Oltre quel d'Eva: dentro non ha cuore,

E di fuor non ha i fregi genitali. D'impotente libidine d'amore Arrabbia quindi; e la venerea face E l'apollinea desiando, muore.

Non sonno trova mai quando si giace, Ma l'altrui gioja delirando insidia, E per turbarla a noi perde sua pace. Quando l'Orgoglio si sposò l'Accidia,

Fu concetto sotterra, e per nudrice, Che l'allattò di fiele, ebbe l'Invidia. E a piè dell'eliconica pendice Mordea co' denti, poi che fu slattato,

Ogni fresco germoglio, ogni radice. Fatto poi grande, a chi gli passa allato Ringhia ed abbaja peggio d'un mastino: S'altri non l'ode, fuggesi arrabbiato.

Ma a chi 'l teme, e si svia dal buon cammino, Fa poi moine, e il palpa, e gli dà loda, Chiedendo per limosina un quattrino. Per fame ti vitupera e ti loda;

Per fame ardisce e trema e liscia e morde; Fame gl'insegna a far bella ogni froda. Ma ben più d'oro che di pane ha ingorde Le fauci; e spesso apparve alla mia vista

Con monete d'umano sangue lorde. Questo animal si chiama il Giornalista.

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