Skip to content
1778–1827

SECONDA REDAZIONE DELL'INNO

Ugo Foscolo

Daranno a voi dolor novello i Fati E gioja eterna. E sparve e trasvolava Due primi cieli, e si cingea del puro Lume dell'astro suo. L'udì Armonia

E giubilando l'etere commosse. Chè quando Citerea torna a' beati Cori, Armonia su per le vie stellate Move plauso alla Dea pel cui favore

Temprò un dì l'universo. Umana voce Non rende suono che tant'alto arrivi; Ben tu donna dell'arpa oggi potrai Guidare l'inno. Udite or con divoto

Silenzio o alunni di quest'ara udite. Già del piè delle dita e dell'errante Estro, e degli occhi vigili alle corde Ispirata sollecita le note

Che pingan come l'armonia diè moto Agli astri all'onda eterea e alla natante Terra per l'oceano, e come franse L'uniforme creato in mille volti

Coi raggi e l'ombre e il ricongiunse in uno E i suoni all'aere e diè i colori al sole E l'alterno continuo tenore Alla fortuna agitatrice e al tempo

Sì che le cose dissonando insieme Rendan concento all'armonia del mondo. Come quando più gajo Euro provòca Su l'alba il queto Lario, e a quel sussurro

Canta il nocchiero, e allegransi i propinqui Liuti, e molle il flauto si duole D'innamorati giovani e di ninfe Su le gondole erranti, e dalle sponde

Lietissimo specchiandosi nell'onde Risponde il pastorel con la sua piva Per entro i colli rintronano i corni Terror del cavriol, mentre in cadenza

Di Lecco il malleo domator del bronzo Tuona dagli antri ardenti; stupefatto Perde le reti il pescatore ed ode. Tal diffuso dell'arpa erra il concento

Per la nostra convalle, e mentre posa La sonatrice, ancora odono i colli. Or le recate o vergini i canestri E le rose e gli allori a cui paterni

Nell'ombrifero Pitti irrigatori Son gli Etruschi Silvani, a far più vago Il giovin seno alle mortali etrusche Emule d'avvenenza e di ghirlande

Soave affanno al pellegrin se inoltra Improvviso ne' lucidi teatri E quell'intenta voluttà del canto Ed errar un desio dolce d'amore

Mira sui volti femminili, e l'aura Piena di fiori gli confonde il core. Recate insieme o vergini le conche De l'alabastro prodigo di fresca

Linfa, e di vita ahi breve a' montanini Gelsomini, e alla mammola dogliosa Di non morir sul crine alle fuggiasche Oreadi di Fiesole, e compianta

Dal solitario venticel notturno. Date il rustico giglio, e se men alte Ha le forme fraterne, il manto veste Degli amaranti inviolato: unite

Aurei giacinti, e azzurri alle giunghiglie Di Bellosguardo che all'amante suo Coglie Pomona, e a' garofani arditi Della pompa diversa e del legnaggio

E i mille fior che a' regni dell'aurora Novella preda a' nostri liti addussero Vittoriosi i Zefiri su l'ali E or fra' cedri al suo talamo imminenti

D'ospite amore e di tepori industri Questa gentil sacerdotessa allegra.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
SECONDA REDAZIONE DELL'INNO · Ugo Foscolo · Poetry Cove