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1778–1827

LA TEMPESTA

Ugo Foscolo

Sparve il sereno, o Doride, Dal ciel, già mugge il vento Fra gli alberi, e succedono Silenzio, orror, spavento.

Tutti gli augei si turbano Entro i lor nidi ascosi, Ove i concerti obbliano De' canti armoniosi.

Sol vedesi la Rondine, Priva de' suoi compagni, Rader la superficie De' paludosi stagni.

Vien Dori, vien : cerchiamoci Salvar dalla tempesta, Ve' quante rose chimano La tenerella testa.

Sopra di loro il turbine Tetre minaccio ha sciolte, Sembra che solo bramino Esser da tue man colte.

Come all'aspetto tremano Di lor vicina morte, Le cogli, o Dori tenera, Pria di sì 'nfausta sorte.

Spiri la gaia porpora Delle lor foglie lievi Del seno tuo purissimo Su le ridenti nevi.

Ecco dal nembo torbido In parte siam sicura, Qual sotto questa pergola Si temerà sventura?

Felicitade amabile! In questo asilo ombroso Ci attende di bei grappoli II succo delizioso.

Fiero Aquilone, or l'impeto Del tuo furor qui puoi Spiegar, e al sen di Doride Torre anche il vel se vuoi.

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