Skip to content
1778–1827

IX.

Ugo Foscolo

E questa è l'ora: mormorar io sento Co' miei sospiri in suon pietoso e basso Tra fronda e fronda il solitario vento. E scorgo il caro nome; e veggo il sasso

Ove Laura s'assise, e scorro i prati Ch'ella meco trascorse a passo a passo. Quest'è la pianta che le die i beati Fior ch'ella colse, e con le molli dita

Vaga si fé' ghirlanda ai crini aurati. E questo è il conscio speco, e la romita Sponda cui mesto lambe un fonte e plora, E i ben perduti a piangere m'invita.

Qui de' più gai colori ornossi Flora, Qui danzare le Grazie, e qui ridente A mirar la mia donna uscì l'Aurora. E qui la Luna cheta e risplendente

Guatocci, e rise; e irradiò quel ramo Ove ha nido usignuoi dolce–gemente; E scosso l'augellin mentre ch'io : «t'amo» A Laura replicava, uscir s'udia

Da' suoi dolci gorgheggi : «io t'amo io t'amo». O sacra rimembranza, o de la mia Prima felicità tenera immago, Cui Laura forse a consolarmi invia;

Vieni: tu vedi solitario e vago II giovin vate, che piangendo porta Ahi! d'affanni più gravi il cor presago. Già s'avanza la sera, e la ritorta

Conca tiene a la destra, e di rugiade Le languid'erbe, e i fiori arsi conforta. E il Sol che all'Oceàn flammeo ricade, Vario–tinge le nubi, e lascia il mondo

A l'atra Notte che muta lo invade. E tutto è mesto; e dal cimmerio fondo S'alzan con l'Ore negro e taciturne Oscuritate e silenzio profondo.

Era l'istante che su squallide urne Scapigliata la misera Eloisa Invocava le afflitte ombre notturne; E sul libro del duolo u' stava incisa

ETERNITADE E MORTE, a lamentarsi Veniasi Young sul corpo di Narcisa: Ch'io smarrito in sembiante, e aperti ed arsi I labbri, e incerto i detti, e gli occhi in pianto

Coi crin sul fronte impallidito sparsi, Addio diceva a Laura, e Laura intanto Fise in me avea le luci, ed a gli addio Ed ai singulti rispondea col pianto....

E mi stringea la man: — tutto fuggìo De la notte l'orrore, e radiante Io vidi in cielo a contemplarci Iddio, E petto unito a petto palpitante,

E sospiro a sospir, e riso a riso La bocca le baciai tutto tremante. E quanto io vidi allor sembrommi un riso De l'universo, e le candide porte

Disserrarsi vid'io del Paradiso.... Deh ! a che non venne, e l'invocai, la morte?

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
IX. · Ugo Foscolo · Poetry Cove