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1778–1827

IV.

Ugo Foscolo

Odi che il bronzo rimbombando langue, E l'ultimo momento Morte si strappa, e sul tuo volto esangue Stende le man.... sei spento.

Urlan le Furie accapigliate, e intorno Stanti con folta notte, Che alfine di putredine il soggiorno Con gli abissi t'inghiotte.

O tu, folle! sperasti altro compenso Dall'empietà che teco Negra impresa di sangue, e volo immenso Tentò eretta del cieco

Ardir sull'ali. accumulare i scempi De' tiranni più rei, Non rè, sapesti; ma percoton gli empi Non chimerici Dei.

Invan gloria sognasti, il grido invano Tu de' secoli udisti, Ch'or plausi turpi d'uno stuolo insano A esecrazion van misti.

Vincesti? e invan; regnasti? e invan, superbo, Che con destra di possa De' giusti il Dio del tuo comando acerbo La catena ha già scossa.

Veggio l'empio seder ampio in suo orgoglio Qual di monte ombra in campo Sublime al par di cedro erge suo soglio; Ma squarcia l'aer un lampo;

Tosto il veggio tremar, piombar, sotterra Cacciarsi al divin foco; Invan lo sguardo mio cercandoi'erra, Nemmen conosco il loco.

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