Già del piè delle dita e dell'errante
Estro, e degli occhi vigili alle corde
Ispirata sollecita le note
Che pingan come
Agli astri all'onda eterea e alla natante
Terra per l'oceano, e come franse
L'uniforme creato in mille volti
Co' raggi e l'ombre e il ricongiunse in uno
E i suoni all'aere, e die' i colori al sole
E l'alterno continuo tenore
Alla Fortuna agitatrice e al tempo
Sì che le cose dissonanti insieme
Rendan concento d'armonia divina
E innalzino le menti oltre la terra.
Come quando più gajo Euro provòca
Su l'alba il queto Lario, e a quel sussurro
Canta il nocchiero, e allegransi i propinqui
Liuti, e molle il flauto si duole
D'innamorati giovani e di ninfe
Su le gondole erranti; e dalle sponde
Risponde il pastorel con la sua piva
Per entro i calli rintronano i corni
Terror del cavriol, mentre in cadenza
Di Lecco il malleo domator del bronzo
Tuona dagli antri ardenti; stupefatto
Perde le reti il pescatore ed ode.
Tal dell'arpa diffuso erra il concento
Per la nostra convalle, e mentre posa
La sonatrice, ancora odono i colli.