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1778–1827

IL FIORE, ID. VI

Ugo Foscolo

Nel suo giardino Fillide Era a diporto, allor Che presso a siepe ombrifera Vide sbocciato un fior.

Fra guancia e labbro un ilare Sorriso a lei spuntò, E a lui vicina, il latteo Viso su lui piegò.

Mentr'ella odor soavissimo Suggea dal fiorellin; Egli lambiva il morbido Suo labbro corallin.

Quanto diss'io t'invidio! E .su le guance allor Mi corse fiamma vivida, Di non so quale ardor.

Partì la Ninfa tenera, Corsi alla siepe, e là Stendea la man, che cupida Quel fior rapìa di già.

E come no? l'ingenuo Fragrante fiorellin Toccato avea di Fillide II labbro corallin.

Ah! che il suo odor, io fervido Dicea, fia grato a me, Più che su l'alba l'umida Rugiada ai fior non è.

Ma perché a lei quel lucido Fiore dovrò rapir? Ah! per lei resti e vivasi; Fra me ripresi a dir:

Viva; del seno candido Egli l'onor sarà, Di lui il profumo al roseo Sembiante salirà.

E salirà qual d'arabo Incenso nube appar Quando alla Dea più amabile Ardon i sacri aitar.

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