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1778–1827

III.

Ugo Foscolo

— Or delle Grazie Nè d'aurei raggi liberale è il crine Siccome è il crine del divino Apollo Allor ch'ei monta per lo sacro clivo

D'Olimpo, e più s'infocano i cavalli Non pur del grido e de' spumosi morsi Al comandar, o della sferza al fischio; De' dardi il tintinnir dentro il turcasso

Aureo, capace, e pien di eterna possa Quei quattro corridori incalza quando Del Saturnio signor veggon le case Meta di Febo. Nè di foco rosse

Sono le trecce delle care Grazie Quali sotto il cimier contien Bellona Pari alla giuba delle sue poledre Che pel di lionessa hanno e vigore.

Nè son ricciute come il crin d'Amore Non come quel di Cintia cacciatrice Pallide, e tutte rannodate al collo. Ma d'onde spesse cascano le chiome

Sembran più fosche, e sono auree le ciocche Che sparse al vento van mutando anella E mostran varj ognor biondeggiamenti. Spiran soave odor, ma non di mirra

Non delle rose di Cirene odore, Inclite rose! Ma cotal fragranza Mandano pari all'armonia che diede D'Orfeo la Lira, allor che al sacro capo

Dalle baccanti di Bistonia infissa Venne nell'alto Egeo spinta dai monti, E un'armonia suonò tutto quel mare, E l'isole l'udiano e il continente,

Sebben nè vate mai nè arguta corda Di Lidia cantatrice a quel fatale Suono die' legge e nome...

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