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1778–1827

III.

Ugo Foscolo

Sino al trono di Dio Lanciò mio cor gli accenti, Che in murmure tremendo Rispondono i torrenti,

E da la ferrea calma De le notti profonde Palma battendo a palma Ogni morto risponde.

D'entusiasmo ho l'anima Albergo; e sol d'un nume Io son cantor: de gli angeli L'impenetrabil lume

Circonda il mio pensiero Ch'erto su lucid'ali Sprezza l'invito altero De' superbi mortali.

E coronar di laudi Dovrò chi turpe e folle Splendido sol per l'auro Su l'orgoglio s'estolle?

Ohe dir deggio di lui? Pria di giustizia il brando Su' forti bracci sui Vada folgoreggiando;

E canterò. Nettarea Da me non cerchi ei lode Se a lutulenta in braccio Sorte tripudia e gode,

E tra un'immensa schiera D'insania al carro avvinto Scioglie con sua man nera A iniquitate il cinto.

E tu chi sei che il titolo Santo d'amico usurpi? E vile d'amicizia L'aspetto almo deturpi?

Chi sei tu che m'inviti Di gloria a spander raggio E a sciorre inni graditi A chi in virtù è selvaggio?

Non sai che santuario Al ver ne l'alma alzai E che io del vero antistite Sempre d'esser giurai?

Non sai che mercar fama Da tal canto non curo, E più dolce m'è brama Sul ver posarmi oscuro?

Vero suonò di Davide Il pastoral concento, E a Dio piacque il veridico Suono, e tra cento e cento

L'unse a' popoli ebrei Rege di pace, e adorni D'illustri eventi e bei Fé' dell' uom giusto i giorni.

E immagine d'obbrobrio Vuoi tu farmi, o profano? Oh! quell'immonda faccia Copriti con la mano

Lungi da me: chi fia Cui faccian forza i detti Ch'io l'alta cetra mia Di ricca peste infetti!

Garrir fole non odemi L'atrio di adulazione, E in questa solitudine Da l'aurata prigione

Fuggo; esecrando il folle Che blandisce con mèle II grande; e in sen gli bolle Rancor, invidia, e fiele.

Dunque chi vuoi, d'encomio Canti impudente intuoni Per lo tuo eroe; ch'io cantici Fra gli angelici suoni

Ergo al Solopossente Che da l'empirea sede Gl'inni in letizia sente Di verità e di fede.

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