O tu cantor di morbidi Pratei, di dolci rivi, Che i verdi poggi, e gli alberi Soavemente avvivi
Con gli armonici versi Da fresche tinte aspersi; Odi un Poeta giovane, Che il genio, che l'ispira
Devoto siegue, e libero Percote ardita lira, E co' suoi canti vola Al suo gentil Bertòla.
Fra campestri delizie Tranquillo e lieto io vivo, E col pensier fantastico Tra me canto e descrivo
Sì vaghi paeselli Che ognor sembran novelli. Pingo; ma resto attonito Allor, che su i tuoi fogli
Veggo fiorire, e sorgere Piante e marini scogli, Che sembrano invitarmi A sacrar loro i carmi.
Da me s'invola subito II mio piccioì soggiorno, E sol veggio Posilipo E il mar che vanta intomo
Di Mergellina il lido Ameno più che Gnido. Estatici contemplano Tuoi campi i cupid'occhi:
Oh come allor nell'anima Sento beati tocchi, Che mi dicon ognora Sì dolce vate onora.
Salve, dunque, del tenero, Gesnèr felice alunno, II lor poeta adorino D'Aprile e dell'Autunno
Le Grazie e i lindi Amori Coronati di fiori. Il lor poeta adormo Le serpeggianti linfe,
E dai monti scherzevoli Scendan le gaje Ninfe, E altemin baci in fronte Al Tosco Anacreonte.
Ed io tesso tra cantici Ghirlandetta odorosa Non d'orgogliosi lauri, Ma sol d'umida rosa,
E il capo ombreggio al molle Abitator del colle. E in cor brillante io dico: Questa dona Natura
Al suo più ingenuo amico Ch'ella d'altro non cura: Da lui schietto–dipinta Di fior va anch'ella cinta.
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