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1778–1827

I.

Ugo Foscolo

O tu cantor di morbidi Pratei, di dolci rivi, Che i verdi poggi, e gli alberi Soavemente avvivi

Con gli armonici versi Da fresche tinte aspersi; Odi un Poeta giovane, Che il genio, che l'ispira

Devoto siegue, e libero Percote ardita lira, E co' suoi canti vola Al suo gentil Bertòla.

Fra campestri delizie Tranquillo e lieto io vivo, E col pensier fantastico Tra me canto e descrivo

Sì vaghi paeselli Che ognor sembran novelli. Pingo; ma resto attonito Allor, che su i tuoi fogli

Veggo fiorire, e sorgere Piante e marini scogli, Che sembrano invitarmi A sacrar loro i carmi.

Da me s'invola subito II mio piccioì soggiorno, E sol veggio Posilipo E il mar che vanta intomo

Di Mergellina il lido Ameno più che Gnido. Estatici contemplano Tuoi campi i cupid'occhi:

Oh come allor nell'anima Sento beati tocchi, Che mi dicon ognora Sì dolce vate onora.

Salve, dunque, del tenero, Gesnèr felice alunno, II lor poeta adorino D'Aprile e dell'Autunno

Le Grazie e i lindi Amori Coronati di fiori. Il lor poeta adormo Le serpeggianti linfe,

E dai monti scherzevoli Scendan le gaje Ninfe, E altemin baci in fronte Al Tosco Anacreonte.

Ed io tesso tra cantici Ghirlandetta odorosa Non d'orgogliosi lauri, Ma sol d'umida rosa,

E il capo ombreggio al molle Abitator del colle. E in cor brillante io dico: Questa dona Natura

Al suo più ingenuo amico Ch'ella d'altro non cura: Da lui schietto–dipinta Di fior va anch'ella cinta.

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