Sdegnan chi a' fasti di Fortuna applaude
Le Dive mie, e sol fan bello il lauro
Quando Sventura ne corona i prenci;
Ma più alle Dive mie piace quel carme
Che d'egregia beltà l'alma e le forme
Con la pittrice melodia ravviva.
Ma invan per l'altre età (se l'idioma
D'Italia correrà puro a' nepoti,
E vostro e voi deh lo serbate, o Grazie.)
Tento ritrar ne' versi miei la sacra
Danzatrice, men bella allor che siede,
Men di te bella o gentil sonatrice,
Meno amabil di te quando favelli
O nudrice dell'api. Ma se danza
Vedila! tutta l'armonia del suono
Scorre dal suo bel corpo, e dal sorriso
Della sua bocca, e un moto, un atto, un vezzo
Manda agli sguardi venustà improvvisa.
E chi pinger la può? Mentre a ritrarla
Pongo industre lo sguardo, ecco m'elude
E le carole che lenta disegna
Affretta rapidissima e s'invola
Sorvolando sui fiori; appena veggio
Il vel fuggente biancheggiar fra i mirti.