O beato colui, che il sacro manto Di pietà stende, ed il sudor non terge Dalla stanca sua fronte, onde in soave Obblio sopire l'infinite angosce
Dell'infelice umanità! Beato Tré e quattro volte! e te beato, o memmo, ANGELO in terra, che nel sangue mai Tingesti il ferro, che a tua man commise
Giustizia dura, pria che il dolce labbro Della Pietà nel generoso petto Con accenti caldissimi, sublimi A prò dell'uom, che di non visti casi
Tratto è dall'urto a involontarie colpe. Te la più bella fra le belle dive, Pietà, nel giorno che gl'illirj campi In maestà calcasti, e passeggiava
A te dinanzi colla spada in alto Giustizia fera, te Pietà clemente Seguì di retro, e benedì tua destra II villanello, che sui pingui colti
Con l'innocente famigliuola il grano A' rigidi apprestava boreali Giorni del verno; e il pescator stillante Dalle lacere vesti, e dalle fredde
Membra marine gocce accolte in ghiaccio DalFimpetrita sabbia, inni ed evviva A te lanciava, e a tua pietà! S'udirò, Quando partisti, lamentose e sole
Errar le ninfe, dell'illiria terra Presidi eteme, e di memmo, e di memmo Gir ripetendo fra sospiri il nome; E per più giorni impietosita l'Eco
MEMMO d'intorno rispondeva MEMMO. Te accompagnò Pietà quando volgesti Leggiadramente alteramente un tempo Per le cerulee splendidissim'onde
Dell'Ionio soggetto aurata nave Cinta di quercia; su l'eccelsa prora Stea tua fortuna, ed al governo attento Presiedeva il tuo fato, augusto fato
Da Dio scolpito nell'eterno libro: Zeffiro fra le vele agili piume Spiegava, e '1 crin della superba testa Del tuo Leon, che ti ruggiva al fianco,
Scuotea passando. Di trofei ricinta Te Corcira adorò; d'Itaca i solchi Al tuo apparire germinare offrendo A te raro tributo; e Cefalene
Ancor ne serba la memoria dolce. Ma Pietà tacque, e tuonasti vendetta Decretata già in ciel, quando alle ricche Zacintie spiagge tu lanciasti un guardo.
Tremare. — Ahi come abbandonate e sole Stavan sui freddi talami le meste Consorti cinte dai piangenti figli; Ahi! come il sangue uman sparso dall'uomo
Scorreva a rivi! ahi! come in man del ladro Era la lance di giustizia, e come Tutto era notte, tempesta, spavento. Ma tu sorgesti, e il lutto sparve: ancora,
Al memmio nome, l'omicida infame Getta il pugnale, ed all'aratro toma; Onde sien carchi di Britannia i pini, Del dolce frutto di Zacinto onore.
Ma te richiama, e tua pietà, la mite Città di Clodio, e tu rimetti, il brando Nella vagina, e col soave manto Della pietà per le contrade umili
Passi e sorridi; e si rallegra il retto Popolo industre, che di frutta e fiori, E di coralli, e di crostacei t'offre Pieni canestri, e le navali moli
T'addita al guardo, che dal genio erette Di non superbo artefice, vedransi Dovizìanti, e d'ampie merci onuste Un giorno forse primeggiar sui mari.
Quando il Settentrìon l'onde solleva, Quando sul lido la procella mugge, E notte casca sul turbato mondo, Quante s'ingoia, oimè! vittime umane
L'irato mare; quante disperdendo Vane querele nell'ìante bocca Soffoca il nome di padre e di figli, Che senza scorta il navigante invano
Drizza le vele, ed il timon governa Tra il calcato notturno immenso orrore. Ma di te, padre di tua grata gente, Angel sublime, eITè opra (di te degna)
La somma lampa che s'estolle, e annunzia Di MEMMO il vanto sul marmoreo ponte, Che innanzi alla città tutto il mar guarda. Oh! quante volte il liberato amico
Baciar vedrassi su quel ponte; oh quante Di benedizìon tenere voci S'udranno sparse a te; quante corone Su la memore lapide sacrate,
Poiché tu scorta a' naviganti ergesti, E bastò MEMMO gl'implacati flutti Deluder solo, ed il furor dei venti. Pera colui, che il popolar diritto
Infranse primo, e calpestò la plebe Schiava, già donna di sé stessa e d'altri. Tu, MEMMO augusto, dal suo vile fango L'alzasti, e i dritti antiqui ormai scordati
Tu le rendesti, e di Pietà fu voce Mista a Giustizia; e in te l'orgoglio tacque, Che prepotente di chi regna, siede Sul soglio, e spegne di virtù la face;
E tu mostrasti alla clodiense gente, Che mal s'accorda con virtù l'orgoglio. Del giudizio final suoni la tromba, E l'Eterno discenda; innanzi al santo
Giudice tremendissimo trarranti E Giustizia e Pietà : quest'è '1 ministro, Diran, sacro a noi sole. Focheggeranno Gli angeli tutti, e su le candid'ali
Fra plausi etemi recheran tuo spirto Nell'increata inenarrabil luce.
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