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1778–1827

CANTO SECONDO

Ugo Foscolo

O beato colui, che il sacro manto Di pietà stende, ed il sudor non terge Dalla stanca sua fronte, onde in soave Obblio sopire l'infinite angosce

Dell'infelice umanità! Beato Tré e quattro volte! e te beato, o memmo, ANGELO in terra, che nel sangue mai Tingesti il ferro, che a tua man commise

Giustizia dura, pria che il dolce labbro Della Pietà nel generoso petto Con accenti caldissimi, sublimi A prò dell'uom, che di non visti casi

Tratto è dall'urto a involontarie colpe. Te la più bella fra le belle dive, Pietà, nel giorno che gl'illirj campi In maestà calcasti, e passeggiava

A te dinanzi colla spada in alto Giustizia fera, te Pietà clemente Seguì di retro, e benedì tua destra II villanello, che sui pingui colti

Con l'innocente famigliuola il grano A' rigidi apprestava boreali Giorni del verno; e il pescator stillante Dalle lacere vesti, e dalle fredde

Membra marine gocce accolte in ghiaccio DalFimpetrita sabbia, inni ed evviva A te lanciava, e a tua pietà! S'udirò, Quando partisti, lamentose e sole

Errar le ninfe, dell'illiria terra Presidi eteme, e di memmo, e di memmo Gir ripetendo fra sospiri il nome; E per più giorni impietosita l'Eco

MEMMO d'intorno rispondeva MEMMO. Te accompagnò Pietà quando volgesti Leggiadramente alteramente un tempo Per le cerulee splendidissim'onde

Dell'Ionio soggetto aurata nave Cinta di quercia; su l'eccelsa prora Stea tua fortuna, ed al governo attento Presiedeva il tuo fato, augusto fato

Da Dio scolpito nell'eterno libro: Zeffiro fra le vele agili piume Spiegava, e '1 crin della superba testa Del tuo Leon, che ti ruggiva al fianco,

Scuotea passando. Di trofei ricinta Te Corcira adorò; d'Itaca i solchi Al tuo apparire germinare offrendo A te raro tributo; e Cefalene

Ancor ne serba la memoria dolce. Ma Pietà tacque, e tuonasti vendetta Decretata già in ciel, quando alle ricche Zacintie spiagge tu lanciasti un guardo.

Tremare. — Ahi come abbandonate e sole Stavan sui freddi talami le meste Consorti cinte dai piangenti figli; Ahi! come il sangue uman sparso dall'uomo

Scorreva a rivi! ahi! come in man del ladro Era la lance di giustizia, e come Tutto era notte, tempesta, spavento. Ma tu sorgesti, e il lutto sparve: ancora,

Al memmio nome, l'omicida infame Getta il pugnale, ed all'aratro toma; Onde sien carchi di Britannia i pini, Del dolce frutto di Zacinto onore.

Ma te richiama, e tua pietà, la mite Città di Clodio, e tu rimetti, il brando Nella vagina, e col soave manto Della pietà per le contrade umili

Passi e sorridi; e si rallegra il retto Popolo industre, che di frutta e fiori, E di coralli, e di crostacei t'offre Pieni canestri, e le navali moli

T'addita al guardo, che dal genio erette Di non superbo artefice, vedransi Dovizìanti, e d'ampie merci onuste Un giorno forse primeggiar sui mari.

Quando il Settentrìon l'onde solleva, Quando sul lido la procella mugge, E notte casca sul turbato mondo, Quante s'ingoia, oimè! vittime umane

L'irato mare; quante disperdendo Vane querele nell'ìante bocca Soffoca il nome di padre e di figli, Che senza scorta il navigante invano

Drizza le vele, ed il timon governa Tra il calcato notturno immenso orrore. Ma di te, padre di tua grata gente, Angel sublime, eITè opra (di te degna)

La somma lampa che s'estolle, e annunzia Di MEMMO il vanto sul marmoreo ponte, Che innanzi alla città tutto il mar guarda. Oh! quante volte il liberato amico

Baciar vedrassi su quel ponte; oh quante Di benedizìon tenere voci S'udranno sparse a te; quante corone Su la memore lapide sacrate,

Poiché tu scorta a' naviganti ergesti, E bastò MEMMO gl'implacati flutti Deluder solo, ed il furor dei venti. Pera colui, che il popolar diritto

Infranse primo, e calpestò la plebe Schiava, già donna di sé stessa e d'altri. Tu, MEMMO augusto, dal suo vile fango L'alzasti, e i dritti antiqui ormai scordati

Tu le rendesti, e di Pietà fu voce Mista a Giustizia; e in te l'orgoglio tacque, Che prepotente di chi regna, siede Sul soglio, e spegne di virtù la face;

E tu mostrasti alla clodiense gente, Che mal s'accorda con virtù l'orgoglio. Del giudizio final suoni la tromba, E l'Eterno discenda; innanzi al santo

Giudice tremendissimo trarranti E Giustizia e Pietà : quest'è '1 ministro, Diran, sacro a noi sole. Focheggeranno Gli angeli tutti, e su le candid'ali

Fra plausi etemi recheran tuo spirto Nell'increata inenarrabil luce.

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