I balsami beati Per te le Grazie apprestino, Per te i lini odorati Che a Citerea porgeano
Quando profano spino Le punse il piè divino, Quel dì che insana empiea Il sacro Ida di gemiti,
E col crine tergea E bagnava di lagrime Il sanguinoso petto Al ciprio giovinetto.
Or te piangon gli amori, Te fra le dive Liguri Regina e diva! e fiori Votivi all'ara portano
D'onde il grand'arco suona Del figlio di Latona. E te chiama la danza Ove l'aure portavano
Insolita fragranza, Allor che a' nodi indocile La chioma al roseo braccio Ti fu gentile impaccio.
Tal nel lavacro immersa, Che fiori, dall'inachio Clivo cadendo, versa, Palla i dall'elmo liberi
Crin su la man che gronda Contien fuori dell'onda. Armoniosi accenti Dal tuo labbro volavano,
E dagli occhi ridenti Traluceano di Venere I disdegni e le paci, La speme, il pianto, e i baci.
Deh! perchè hai le gentili Forme e l'ingegno docile Vòlto a studj virili? Perchè non dell'Aonie
Seguivi, incauta, l'arte, Ma ludi aspri di Marte? Invan presaghi i venti Il polveroso agghiacciano
Petto e le reni ardenti Dell'inquieto alipede, Ed irritante il morso Accresce impeto al corso.
Ardon gli sguardi, fuma La bocca, agita l'ardua Testa, vola la spuma, Ed i manti volubili
Lorda e l'incerto freno, Ed il candido seno; E il sudor piove, e i crini Sul collo irti svolazzano,
Suonan gli antri marini Allo incalzato scalpito Della zampa che caccia Polve e sassi in sua traccia.
Già dal lito si slancia Sordo ai clamori e al fremito, Già già fino alla pancia Nuota… e ingorde si gonfiano
Non più memori l'acque Che una Dea da lor nacque. Se non che il re dell'onde Dolente ancor d'Ippolito
Surse per le profonde Vie dal Tirreno talamo, E respinse il furente Col cenno onnipotente.
Quei dal flutto arretrosse Ricalcitrando e, orribile! Sovra l'anche rizzosse; Scuote l'arcion, te misera
Su la petrosa riva Strascinando mal viva. Pera chi osò primiero Discortese commettere
A infedele corsiero L'agil fianco femineo, E aprì con rio consiglio Nuovo a beltà periglio!
Chè or non vedrei le rose Del tuo volto sì languide, Non le luci amorose Spiar ne' guardi medici
Speranza lusinghiera Della beltà primiera. Di Cintia il cocchio aurato Le cerve un dì traeano,
Ma al ferino ululato Per terrore insanirono, E dalla rupe etnea Precipitar la Dea.
Gioian d'invido riso Le abitatrici olimpie, Perchè l'eterno viso Silenzioso, e pallido
Cinto apparia d'un velo Ai conviti del cielo: Ma ben piansero il giorno Che dalle danze efesie
Lieta facea ritorno Fra le devote vergini, E al ciel salia più bella Di Febo la sorella.
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