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1510–1556

XXII.

Tullia d'Aragona

Poi che rea sorte ingiustamente preme voi, ch'alto albergo sete di valore, sento, spirto gentil, un tal dolore, che con voi l'alma mia ne giace insieme.

L'anima mia ne giace, e 'l petto geme, di non poter mostrar nel riso il core, a voi, cui bramo con perpetuo onore, piacer servendo, insino a l'ore estreme.

Il disìo d'ora in ora a voi mi porta: quindi rispetto onesto mi ritiene: e disvoler conviemmi quel ch'io voglio. In sì dubbioso stato mi conforta

che ben v'è noto quel che si conviene, e questo fa minore il mio cordoglio.

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