La nobil valorosa antica gente,
che di novo i fratelli ancisi vede,
e in acerbo esilio a pianger riede,
Signore, a te, s'inchina umilemente.
E potendo vendetta arditamente
gridar da' monti, e piaghe, e mille prede,
mercè sola e pietate a te richiede,
di comune voler, pietosamente.
O sanator de le ferite nostre,
mira la velenosa e cruda rabbia,
che 'l sangue giusto, ingiustamente sugge.
Così tosto avverrà, ch'in te si mostre,
com'a gran torto, tanti danni or abbia
la gente, cui pietate e doglia strugge.