Io ch'a ragion tengo me stessa a vile,
né scorgo parte in me che non m'annoi,
bramando tormi a morte e viver poi
ne le carte d'un qualche a voi simile,
cercando vo per questo lieto aprile
d'ingegni mille, non pur uno o doi
suggetti degni de i più alti eroi,
e d'inchiostro al mio tutto dissimile.
Però dovunque avvien, che mai si nome
alteramente alcuno, indi m'ingegno
trar rime, onde s'eterni il nome nostro.
E spero ancor, se 'l mio cangiar di chiome
non rende pigro questo ardito ingegno,
d'Elicona salire al sacro chiostro.