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1510–1556

XLVII.

Tullia d'Aragona

Io ch'a ragion tengo me stessa a vile, né scorgo parte in me che non m'annoi, bramando tormi a morte e viver poi ne le carte d'un qualche a voi simile,

cercando vo per questo lieto aprile d'ingegni mille, non pur uno o doi suggetti degni de i più alti eroi, e d'inchiostro al mio tutto dissimile.

Però dovunque avvien, che mai si nome alteramente alcuno, indi m'ingegno trar rime, onde s'eterni il nome nostro. E spero ancor, se 'l mio cangiar di chiome

non rende pigro questo ardito ingegno, d'Elicona salire al sacro chiostro.

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