Felice speme, ch'a tant'alta impresa
ergi la mente mia, che ad or ad ora
dietro al santo pensier che la innamora,
sen vola al Ciel per contemplare intesa.
De bei disir in gentil foco accesa,
miro ivi lui, ch'ogni bell'alma onora,
e quel ch'è dentro, e quanto appar di fora,
versa in me gioia senz'alcuna offesa.
Dolce, che mi feristi, aurato strale,
dolce, ch'inacerbir mai non potranno
quante amarezze dar puote aspra sorte;
pro mi sia grande ogni più grave danno,
che del mio ardir per aver merto uguale
più degno guiderdon non è che morte.