Più volte, Ugolin mio, mossi il pensiero
per risonar con la zampogna mia,
vostra rara virtute e cortesia,
poggiando al ciel col bel suggetto altero.
Ma, lassa, invan m'affanno (o destin fero)
che roco è 'l suono, e la mia sorte ria,
sì dietro a i miei dolor tutta m'invia,
che levarmi da terra, unqua non spero.
Cantino altri di voi tanti pastori,
che pascon le lor gregge a l'Arno intorno,
a cui le Muse, a cui fortuna è amica;
io s'unqua al mio felice stato torno,
non pur non tacerò miei santi ardori,
ma voi sarete mia maggior fatica.