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1510–1556

VII.

Tullia d'Aragona

Signor, che con pietate alta e consiglio, (onde tanto più ch'altro al mondo vali) venisti a medicar gli antichi mali del fiorito per te purpureo giglio;

io che scampata da crudele artiglio, provo gli acerbi e ingiuriosi strali quanto sian di fortuna aspri e mortali, a te rifuggo in sì grave periglio;

e solo chieggo umil, che come l'alma secura vive omai ne la tua corte, da la vicina e minacciata morte, cusì la tua mercè di ben n'apporte

tanto, che l'altra mia povera salma, libera venga per le ricche porte.

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