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1510–1556

LV.

Tullia d'Aragona

Ben mi credea fuggendo il mio bel sole scemar misera a me l'estremo fuoco, con cercar chiari rivi e stare all'ombra dei verdi faggi ed abitar fra boschi;

ma quanto più lontano è il suo bel volto tanto più d'or in or cresce 'l mio vampo. Chi crederebbe mai che questo vampo crescesse quanto è più lontan dal sole?

Io pur il provo, che quel divin volto accresce e 'n me raddoppia ognor il fuoco né mi giova cercar fontane o boschi, che questo sol non cuopre e frondi ed ombra.

Non cercarò vie più posare all'ombra per minuire il mio cocente vampo, né, lassa, errando, gir fra folti boschi: ma ben seguirò io sempre quel sole

per cui sì lieta mi nutrico in fuoco, che a ciò mi sforza il cielo col suo bel volto. Deh! perché non m'alluma il vivo raggio ovunqu'io vado, o per sole o per ombra,

che lieta soffrirei sì dolce foco, e contenta morrei del suo gran vampo? Ma non spero giammai, lassa, che 'l sole scopra giorno sì chiaro in questi boschi.

Ond'avrò sempre in odio i monti e i boschi che m'ascondon la luce di quel raggio, che splende e scalda più de l'altro sole; biasmi chi vuole e fugga i raggi a l'ombra,

ch'io per me cerco sempre e lodo il vampo che m'arde e strugge in sì possente foco. Quanto dunque mi fora grato il foco, ingrati i monti, e le fontane, e i boschi,

u' non veggo il mio sole e sento il vampo s'io potessi appressar l'amato raggio e del mio stesso corpo a lui far ombra, e quando parte e quando torna il sole.

Prima sia oscuro il sole e freddo il foco, né faranno ombra in nessun tempo i boschi, che del bel raggio in me non arda il vampo. Deh! perché non è meco il sacro volto

dovunque io vadi, o per sole o per ombra, ch'avria forse men forza al cuore il fuoco e soffrirei più lieta ogni mio vampo; ma puote solo un raggio del mio sole

farmi beata ne gli ombrosi boschi. E perciò in odio avrò sempre quei boschi che torrammi il veder del sacro volto, e i chiari raggi dell'almo mio sole

che fean sgombrar le nube e fuggir l'ombra, e me sola gioir nel chiaro vampo qual salamandra nel più ardente fuoco. Quanto mi fora dilettoso il fuoco,

noiosi i fonti e via men grati i boschi, men cari i faggi e men noioso il vampo, s'unir potessi il mio volto al bel volto e col mio stesso corpo al suo far ombre,

ben d'arder godrei toccando il sole. Deh, dicesse il mio sole: anch'io sto in foco però non cercar più ombra ne' boschi che vo' che 'l volto mio tempri il tuo vampo.

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