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1510–1556

II

Tullia d'Aragona

Già fiammeggiava presso a l'aurea Aurora il pianeta maggior nell'orïente, inargentando i nuviletti d'oro: quand'io, ch'avea col fischio e con la verga

scorta mia greggia a i rugiadosi paschi, posto a seder sott'una antica quercia, notava intento il dilettevol suono, che d'intorno facean le pecorelle

tondendo il verde de l'erboso suolo. Ed ecco l'armonia d'una zampogna sonar non lunge. Io da le dolci note tratto, e lasciando il mio maggior pensiero,

in piè risorto, cheto, passo passo, ver là mi mossi, e vidi a piè d'un faggio sedersi un solo. E quanto gli occhi miei scorger potero in quella incerta luce

mi parve Mopso; Mopso a cui le selve son testimonie quanto a l'alme Muse, e quanto ei sia ad Amor fedele amico. E quale in pria mi parve, tal la voce

e 'l chiaro giorno poi mostrolmi aperto. Quivi vago d'udir suoi dolci accenti dietro una macchia stretto mi raccolsi. E egli omai spuntando il primo raggio

del novo giorno, al dir la lingua mosse, accompagnando il suon con tai parole: Sorgi omai chiaro sole, e 'l ciel aprendo l'aer rischiara; e 'l mare intorno imbianca;

la terra alluma; e 'l desiato giorno riporta a gli animali e ai pastori. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. Se non hai sole e se colei non ave

cosa simil, ben posso dir di voi, che tu se' a lei, ed ella a te simile. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. Solo se' sol, ch'in tutti gli alti giri

lume non è ch'al tuo lume s'aguagli, né lassù fuoco v'ha che t'assimigli. E sola è sol in acque, in selve e in monti: la bella ninfa mia, ch'è così sola,

che beltà non si mira a lei sembiante. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. Quando cinto di raggi il capo biondo a noi ti mostri, fugge d'ogni intorno

la cieca notte da l'ombrosa terra: e s'allegrano in piani, in poggi e in boschi le solitarie fiere, i vaghi augelli, e con gli armenti, pecore e bifolchi.

Sorgi sol del mio sol sola sembianza. E quando 'l lampeggiar del divo lume a me si scopre, del mio tristo core si scuote intorno il tenebroso velo:

gioiscon gli occhi miei: l'anima mia tutta s'allegra e seco i miei pensieri; e meco gode il mio cornuto armento. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Poi come le montagne d'occidente ingombran la tua luce, e tu t'invii al tuo riposo là nei bassi liti, la fosca notte entro a l'oscuro manto

involve 'l cielo, e involve gli animali, tenendo il mondo in tenebre sepolto. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. E come del mio sol l'amata vista

da me si parte, al dipartir di lei a me in un punto ogni mia luce è tolta. Il giorno mio sen va verso l'occaso e son sepolti in tenebrosa notte

i miei pensier, il cor, l'animo e l'alma. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. Da che tolta è dal ciel tua ardente fiamma, perché 'l superno chiostro intorno splenda

di mille ardori, non però ritorna il giorno al mondo infin che non ritorni tu, la cui luce ogni altra luce asconde. Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

E da ch'io de' begli occhi ho gli occhi privi perché da mille belle e vaghe ninfe cinto mi vegga, non però s'aggiorna dentro al mio cor fin che colei non riede

il cui bel lume ogni altro lume adombra. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. Qualor avvien ch'a la tua accesa face occhio mortal s'arrischi alzar i rai

per ritrar forse l'alma tua figura. la soverchia virtù del tuo splendore sì l'abbarbaglia, che smarrito e vinto ad ogni aspetto uman si trova infermo.

Sorgi sol del mio sol sola sembianza E io qualor a la mia ardente lampa mi riprovo d'alzar gli occhi e la mente, per farne poi ne i tronchi alcun disegno,

il divo onor del rilucente oggetto sì mi confonde, che perduti i sensi non sento quel, che di me stesso io senta, Sorgi sol del mio sol sola sembianza.

Poi quando più 'l tuo lume s'avvicina al mondo nostro, occhio del mondo eterno, e più drizzi i tuoi raggi sopra noi, arde la terra, e arde ogni vivente;

e de la sete per colli e per piani mancar si veggon gli alberi e l'erbette. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. E quando a me 'l mio amato sol s'appressa

(il sol ch'è solo il sol de la mia vita) e fiammeggiando in me 'l suo lampo vibra, arde in me 'l cor, ardon miei accesi spirti, e 'n me s'infiamma un sì caldo disire

ch'a me stesso mi sento venir manco. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. Tu con la tua virtù non solo allumi, non solo incendi quel che fuor si scorge,

ma dove umana vista non discende, dentro passando, fai pregno il terreno di tal semenza ch'i terrestri germi producon d'ogni intorno e fronde e fiori,

onde si veston le campagne e i poggi. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. E la virtù di lei non sol rischiara, non sol infiamma la mortal mia scorza,

ma dove altro non passa che 'l suo sguardo, in me varcando, in me fa tal radice che poi germoglia in graziosa pianta, in cui fiorendo i miei gentil concetti

fanno 'l mio col suo nome eterno adorni. Sorgi sol del mio sol sola sembianza. Ma che parl'io? che fo? dormo o vaneggio? sì son col core al mio bel sole intento,

ch'ad alta voce ancor chiamo e richiamo, e pur or sommi accorto ch'è tant'alto sorto 'l sol del mio sol sola sembianza. Oh così fosse ai miei bramosi lumi

sorto il lor sol. Tornato è 'l giorno al mondo non (lasso) a me, ch'a me non luce il sole, non s'apre il giorno a me se non si scopre colei, ch'è sola il sol de l'alma mia.

Oh me infelice sovra ogni vivente! Sa l'universo, sanno gli elementi, san le ninfe e i pastor, sanno i bifolchi, san le fiere e gli augelli, e san le gregge

che da tornare ha il sole e 'l giorno e quando; e sol io solo senza sole e senza alcun lume, di giorno in cieca notte vo brancolando: e non so quando o come

mi ritorni a veder l'amato raggio. Ahi, lasso me dolente: or fosse almeno la notte mia tal notte, qual'è quella ch'al cader del suo sole al mondo sorge,

ch'in quella dolce notte in ogni verso si posa in pace! Rive, prati e poggi valli, monti, campagne, selve e fonti han dolce requie, e i miseri mortali

quetan le stanche membra e ogni affanno, ogni fatica, mandano in oblio. Ma non è tal la mia, che cieco e solo vo intorno errando. E non han pace o tregua

gli occhi miei, non i piedi e non la lingua; no 'l pensier, no 'l desir, non i sospiri. E s'alcun è che turbi l'altrui pace, io son quel desso; che son sol colui

che col continuo suon de' miei lamenti ho già stancate le campagne e i colli. Almo mio caro sol, sarà giammai ch'io ti rivegga un giorno, un giorno intero?

Un giorno che giammai non giunga a sera, e gli occhi affisi in te quant'io vorrei? Ahi, lasso me: perché, perché non lice mostrar aperto il cor? perché disdetto

m'è 'l dir ch'io t'ami, se cotanto t'amo? Perché, disdetto a te l'amar chi t'ama? Cotai parole, e altre suspirando e lagrimando, il doloroso Mopso

spargeva a l'aura; e io che senza scorta lasciata avea la greggia e tuttavia sentia montando il sol montar il caldo, lui lasciai pur dolersi: il dolce canto

fra me stesso membrando, e 'l petto pieno non di minor pietà che di dolcezza.

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