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1510–1556

67.

Tullia d'Aragona

Or qual penna d'ingegno m'assecura di poter appressarmi al gran valore di quella che di pregio alto e d'onore, ornarmi con sue rime ha tanta cura?

La debil pianta mia da sé non dura, e se prende crescendo alcun vigore, nutrita è dal fecondo vostro umore, che tal frutto non vien d'altra coltura.

Ma se di quella vostra le semente sempre mi trovo al petto, né più spero sentir d'essa giammai cosa più degna, scorgete adunque col giudicio interno

che tutte l'altre voglie in me son spente, e vive quel ch'amor di voi m'insegna.

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