Vaghe sorelle, che di treccie bionde
ornò natura e di fattezze conte;
poi la pietà del misero Fetonte
vi volse in duri tronchi e 'n verdi fronde;
or sotto l'ombre tremule e gioconde
vostre sedendo, fo palesi e conte
le gran beltà de la celeste fronte
di Tullia mia, cantando a l'aure e a l'onde.
Così già sotto i vostri ombrosi rami
cantò d'Onfale sua gli occhi e le chiome
il vincitor de' più superbi mostri,
priego il ciel, che sì v'esalti e v'ami,
ch'eterno sia con voi sempre il bel nome
di Tullia scritto in tutti i tronchi vostri.