Per non sentir la turba iniqua e fella
così larga al mal dir, come al ben parca,
da lei, che nel mio cuor siede monarca,
non men cortese che leggiadra e bella;
non mio voler seguendo ma mia stella,
parto col corpo sol, che l'alma scarca
de la soma mortal meco non varca,
ma riman seco obediente ancella.
E se quel, che fra me tacito e solo
cantando vo' con più di mille insieme,
per la Garza, e Forcella, e Tavaiano,
udisse pur un dì l'invitto stuolo
ben morria di dolor veggendo vano
tornar l'empio ardir suo, ch'indarno freme.