Io non miro giammai cosa nessuna,
o in terra, o in ciel, ov'io non veggia quella,
ch'amor in sorte e mia benigna stella,
da le fasce mi diero e da la cuna.
Ogni nube m'assembra e sole e luna
la mia donna gentil più d'altra bella;
monte o valle non veggio, o poggio, ov'ella
per lo mio ben non sia, ch'è nel mondo una.
L'erbe, gli alberi, i fior, le frondi, i sassi,
mi rappresentan sempre, e l'onde, e l'ora,
quel viso dopo il qual nulla mi piacque.
U' gli occhi giro, ovunque movo i passi,
nulla non scorgo, o penso, o sento fuora
di lei, che per bearmi in terra nacque.