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1510–1556

28.

Tullia d'Aragona

Donna, l'onor de' i cui be' raggi ardenti m'infiamma 'l core e a ragionar m'invita, perché sia nostra penna mal gradita, l'alto nostro sperar non si sgomenti.

Rabbiosa invidia i velenosi denti adopra in noi mentre 'l mortal è in vita: ma sentirem sanarsi ogni ferita come diam luogo a le future genti.

Vedransi allor questi intelletti foschi in tenebre sepolti, e 'l nostro onore viverà chiaro e eterno in ogni parte. E si vedrà che non i fiumi Toschi,

ma 'l ciel, l'arte, lo studio e 'l santo amore, dan spirto e vita ai nomi e a le carte.

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