Tu, morte viva, nido d'ignoranza,
portatile sepolcro e vestimento
di colpa e di tormento,
peso d'affanni e di error laberinto,
mi tiri in giù con vezzi e con spavento,
perch'io non miri in ciel mia propria stanza,
e 'l ben ch'ogn'altro avanza:
onde, di sua beltà invaghito e vinto,
non sprezzi e lasci te, carbone estinto. -