Or ti rendo, Signor, fermezza intègra:
che i prieghi e 'l variar d'ogni ente fue
da te antevisto, e non ti è un iota nuovo,
ch'un tuo primo voler possa or far due.
D'essere e di non essere s'intégra:
per l'un la fermo, per l'altro la muovo,
che da te sia, da sé non sia, la truovo;
per sé si muta, e per te non s'annulla
la creatura; e stassi, te imitando;
e mutasi, tua idea rappresentando,
che in infinite fogge la trastulla,
per non poterla tutta in un mostrare;
infinità mancando
a questa, nel cui male il tuo ben pare.