Omnipotente Dio, benché del Fato
invittissima legge e lunga pruova
d'esser non sol mie' prieghi invano sparsi,
ma al contrario esauditi, mi rimuova
dal tuo cospetto, io pur torno ostinato,
tutti gli altri rimedi avendo scarsi.
Che s'altro Dio potesse pur trovarsi,
io certo per aiuto a quel n'andrei.
Né mi si potria dir mai ch'io fosse empio,
se da te, che mi scacci in tanto scempio,
a chi m'invita mi rivolgerei.
Deh, Signor, io vaneggio; aita, aita!
pria che del Senno il tempio
divenga di stoltizia una meschita.