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1568–1639

85

Tommaso Campanella

Dal ciel la gloria del gran Dio rimbomba: egli è sonora tromba - a pregi tanti; i lumi stanti - e que' ch'errando vanno musica fanno.

Musica fanno per ogni confino, dove il calor divino - il ciel dispiega, ed Amor lega - tante luci, e muove altronde altrove.

Altronde altrove tutti van correndo, te, Dio, benedicendo - e predicando, dolce sonando, - ch'ogni moto è suono, come io ragiono.

Così io ragiono. Ahimè! ch'udir non posso; ch'innato rumor grosso - è, che m'occùpa l'orecchia cupa, - ed un molino vivo me ne fa privo.

Se mi fa privo, voi, spiriti eletti, che non siete soggetti - a corpo sordo, fate un accordo - al suon di tai strumenti co' vostri accenti.

Co' vostri accenti sacri, intellettuali, d'una spiegando l'ali - in altra stella, vostra favella: - Santo, santo, santo! - dicete intanto.

Dicete intanto, ardenti Serafini, sagaci Cherubini, - e giusti Troni, Dominazioni, - Virtù e Potestati e Principati;

principiate, Arcangeli, e seguite, Angeli, che venite - a darmi aiuto. Da voi, perduto - il corpo, in Cielo accolte son l'alme sciolte.

O alme sciolte, o patriarchi grandi, profeti venerandi, - in cortesia, la salmodia - di Davide canoro dicete in coro.

Dicete in coro, apostoli, che 'l mondo vinto e reso fecondo - di virtuti, e risoluti - fatto avete noi di seguir voi.

Di seguir voi gli martiri non tardi, con l'animo gagliardi - e sparso sangue, fan che non langue - la musica nostra nell'alta chiostra.

Dall'alta chiostra, con varie dottrine, anime pellegrine - confessare odo per mare, - per terra e per cielo vero il Vangelo.

Vero il Vangelo voi, vergini caste, virilmente provaste - a chi udir vuole: l'eterea mole - or per questo e le stelle son vostre celle.

Oh sante celle, murate di luce, che 'l passar vi conduce, - non ritiene, ad ogni bene! - E quelle vie di latte per voi son fatte.

Per voi son fatte le scene e l'istorie delle divine glorie, - ché a mirarle e celebrarle - vi dà il primo fuoco possanza e luoco.

Per ogni luoco Dio quant'have in mente vuol che si rappresente - in cielo. E poi de' segni suoi - tu, suolo e mar, ti adempi di tempi in tempi.

Di tempi in tempi Ariete, Cancro e Libra e Capricorno vibra - l'alte idee, quante si dèe - all'arte; a la natura virtù e figura,

virtù e figura per il sol deriva, statua, immagin più diva - del Monarca, lucerna ed arca - di deitate in suso, padre quaggiuso.

Padre è quaggiuso, che la terra impregna, perch'a' figli sovvegna. - Poi la luna virtute aduna - d'ogni stella, e dice esser nutrice.

É ben nutrice amorosa e veloce: se 'l gielo e l'arder nuoce, - il fa soave. Or sembra nave, - or globo, or mezzo tondo per ben del mondo.

Per ben del mondo ne' splendor superni degli enti non eterni - è misurato la vita e 'l stato; - e nelli sacri giri parmi che 'l miri.

Parmi ch'io miri quella provvidenza, chi da tanta eloquenza - si celèbra. Mia squilla è ebra - per troppo desio di cantar vosco, o stelle, il grande Dio:

gloria all'omnipotente Signor mio!

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