Non Licida, né Driope, né Licòri
pôn mai, Niblo gentil, farti immortale,
se d'amor infinito oggetto eguale
l'ombre non son, né gli cadenti fiori.
La bellezza, che in altri ammiri e adori,
nell'anima tua diva più prevale;
per cui lo spirto mio spiega anche l'ale
verso le note degli eterni ardori.
Illustra dunque quel che 'n te risplende
con l'amor di virtù che mai non manca,
e laudi immense da Dio solo attende.
Di far conto con gli uomini omai stanca
l'anima mia, la tua richiama, e rende
alla scuola di Dio con carta bianca.