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1568–1639

5

Tommaso Campanella

Di cervel dentro un pugno io sto, e divoro tanto, che quanti libri tiene il mondo non saziâr l'appetito mio profondo: quanto ho mangiato! e del digiun pur moro.

D'un gran mondo Aristarco, e Metrodoro di più cibommi, e più di fame abbondo; disiando e sentendo, giro in tondo; e quanto intendo più, tanto più ignoro.

Dunque immagin sono io del Padre immenso, che gli enti, come il mar li pesci, cinge, e sol è oggetto dell'amante senso; cui il sillogismo è stral, che al segno attinge;

l'autorità è man d'altri; donde penso sol certo e lieto chi s'illuia e incinge.

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