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1544–1595

XXVII

Torquato Tasso

Sentiv' io già correr di morte il gelo a lunghi passi per le vene al core, e folta pioggia di perpetuo umore m' involgea gli occhi in tenebroso velo;

quando arder vidi in sì pietoso zelo madonna, e sì cangiar volto e colore, che non pur adolcir l' aspro dolore, ma potea fra gli abissi aprirmi il cielo.

"Vattene", disse "e se 'l partir t' è grave, non sia tardo il ritorno, e serba intanto parte almen viva del tuo foco interno". O felice il languir, cui sì soave

medicina s' aspetti! Or ben discerno ch' esser si può beato ancor nel pianto.

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