Giacea la mia virtù vinta e smarrita
dal duolo in sua ragion sempre più forte,
quando il sonno pietoso di mia sorte
seco addusse madonna a darle aita;
che sollevò gli spirti, e 'n me sopita
la doglia, a nove speme aprio le porte.
Così allor ne l' imagine di morte
trovò l' egro mio cor salute e vita.
Volgeva ella in me gli occhi e le parole
di pietà vera ardenti: "A che pur tanto,
o mio fedel, t' affligi e ti consumi?
Ben tempo ancor verrà ch' al chiaro sole
di quest' amate luci asciughi il pianto,
e 'l fosco di tua vita in lui rallumi".