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1544–1595

XXI

Torquato Tasso

Fuggite, egre mie cure, aspri martiri, sotto il cui peso giacque oppresso il core, ché per albergo or mi destina Amore di nova speme e di più bei desiri.

Sapete pur ché quando avien ch' io miri gli occhi infiammati di celeste ardore, non sostenete voi l' alto splendore né 'l fiammeggiar di que' cortesi giri,

ma ve 'n fuggite qual notturno e fosco stormo d' Augelli inanzi al dì che torna a rischiarar questa terrena chiostra. E già, s' a certi segni il ver conosco,

vicino è il sol che le mie notti aggiorna, e veggio Amor che me l' addita e mostra.

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