Vince senza pugnar: de’ vinti suoi
no ’l sapendo trionfa; or che fia poi?
Che sarà poi, quando del dolce riso
spieghi i tesori e de’ begli occhi i lampi?
chi non sarà dal suo parlar conquiso?
chi fia ch’a quei suoi vezzi invitto scampi,
quand’ella, armata di pietate il viso,
oppugni l’alme e intorno a i cor s’accampi,
quand’ella adopri fulminando insieme
le machine d’Amor: diletto e speme?