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1544–1595

X18

Torquato Tasso

Fatale è qui Rinaldo. Ite e lustrate le terre intorno e i più riposti mari, ove sotto altri segni il sol la state reca, e le brume, e i dì torbidi e chiari.

Qui, qui (Dio qui lui chiede) il rimenate: invitti senza lui son gli aversari. – Così ragiona, e ciascun altro insieme suoi detti approva e in suon concorde freme.

Sol tace il pio Goffredo; e non che spiaccia a lui che si richiami il cavaliero, ma volge a i modi, e come ciò si faccia con maggior dignità, dubbio il pensiero.

Sorge intanto la notte, e su la faccia de la terra distende il velo nero. Vansene gli altri e dan le membra al sonno, ma i suoi pensieri in lui dormir non ponno.

Al fin quando si specchia a la marina l’alba sorgente e sparge il dolce gielo, e che l’anima vaga e peregrina è meno affissa al suo terrestre velo,

Goffredo ormai dormendo i lumi inchina e con l’ali d’un sogno è alzato al cielo. Pargli in un puro e candido sereno starsi di stelle e d’or cosparso e pieno.

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