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1544–1595

Untitled

Torquato Tasso

Piangea dolente e sospiroso Aminta lungo le rive del famoso fiume che dividendo la città di Marte già se 'n portò nel suo profondo seno

l' arme e i sepolcri degli antichi Regi, ma bagna ancor quella marmorea tomba che l' ossa ascose del Romano Augusto, meraviglia del mondo, anzi di Roma

ch' i miracoli tutti in sé raccolse e fe' sparir le meraviglie altrui; piangea Corinna in lacrimoso canto, e nel pianto canoro i sette colli

rispondevan Corinna, e 'l tósco fiume risonava Corinna e i chiari fonti; Corinna più lontan i verdi boschi, Corinna mormorar l' ombrose valli,

tal che ninfe e pastori al suon deluse giocosa no, ma dolorosa imago. Trasse fra' quali a le soavi note Tirsi pastor, che sovra il mar Tirreno

nato tra le sirene, in mezzo a' cigni visse la dove il Mincio al Po discende, e disse: “Non perturbi il mio venire le dolcissime tue voci canore”.

Piangete, amiche Ninfe, per lei ch' a voi fu duce, lieta lasciando lacrimosa luce. Voi piangete, Pastori, e voi, Bifolci,

lei che guidava il coro ne gl' amorosi balli. Crescete al pianto acque correnti e dolci, e voi purpurei e d' oro,

e voi fior bianchi e gialli, ch' ella il dolor induce, lieta lasciando lacrimosa luce. E voi piangete ancora, o verdi boschi,

lei ch' in forma appariva or di Ninfa or di Dea; antri piangete, e seggi ombrosi e foschi; piangi tu, verde riva,

là dove ella sedea, ed onde al Ciel riduce, lieta lasciando lacrimosa luce. Piangete colli e voi superbi monti,

lauri e voi, che di foglie non priva ardore o gelo, piangete, e siano il pianto i rivi e i fonti, le preziose spoglie

de l' alma ch' è nel Cielo, ed indi a noi traluce, lieta lasciando lacrimosa luce. Piangete Orse nel ciel tra fiamme e lampi.

Tu piangi, o bianca luna, pietosa de' mortali. Sian rugiadosi i più lucenti campi, dove giunger Fortuna

non può con gl' empi strali, mentr' ella il carro adduce, lieta lasciando lacrimosa luce. Tu piangi insieme, e sia cristallo il pianto,

o bella e vaga Aurora, mentre riporti il die, e perle scota il seno, e perle il manto che gl' aspri monti indora

da le celesti vie, là 'v' è chi gode e luce, lieta lasciando lagrimosa luce.

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