Dimmi, mesto pastore, Qual muto pesce o quale è rozzo armento Che non faccia d'amor qualche concento? Nessun; chè odi d'amore,
Quando è il mar cheto, l'armonia tra l'onde Con mormorio ch'alti sospir confonde: E, come posson, l'orche e le balene Accennan le lor pene;
Ed il mugghiar de' buoi per le campagne, Ed il belar de l'agne, E 'l ruggir de le belve Suono amoroso è ne l'alpestri selve.
Queste, che l'ali garrule e stridenti Si percuotono a 'l petto, Sfogan forse d'amore intenso affetto? Sfogano a l'alme dive
Sacri augelletti, fiamme in fiamme estive. Ma tu, che non men caro Sei de le Muse e de 'l gran Febo amico, Deh! perchè in suon più chiaro
Non canti gli occhi vaghi e 'l cor pudico Di qualche vaga ninfa A 'l suon di questa linfa? Tu, per cui Febo suole
Lasciar spesso Parnaso ed Elicona, De le frondi de 'l Sole E di suoi lodi tessi a lei corona: E cantando invaghisci un core schivo
A 'l suon di questo rivo. Intorbidar quest'acque Mi giova co 'l mio pianto Più che l'aura addolcir co 'l novo canto.
Così a mia stella piacque, E vuol ch'io mi consume A 'l suon di questo fiume. In te converso il rio
Per gli occhi tuoi discende, E ti ridona quel che da te prende: E pur in fiume vôlto Tu serbi ancor la forma antica e 'l volto.
Il pianto è tutto mio: Chè preme Amor la pena D'inessiccabil vena. Misero! asciuga i fiumi,
Che di pietra brillante Paiono uscire, e prendi questo velo. I languidetti lumi Asciuga, o mesto amante,
Non ti disfar come la neve e 'l gelo: Prendi leggiadro velo. Amor, s'è amore o s'è pietate in cielo, Di me t'incresca e de 'l mio duol che bagna
L'afflitto core, e quanto ei più si lagna Sente meno il dolore, e sol respira Quando piange e sospira. Se 'l tuo pianto è sì dolce,
Or che sarà se mai Amore il petto molce In guisa che i tuoi lai Cangi in più lieto stile,
Cantando d'un bel volto almo e gentile? Se co' sospiri versi Da 'l cor tanta dolcezza, Che fia se l'alma, in versi
Solo a dolersi avvezza, Lieta si rasserena Cantando d'una fronte alma e serena? Amore è ne 'l mio danno
Implacabil tiranno, Già fanciul mansueto, or veglio fiero. Amor sempre è leggero, E sempre scherza e gira,
E muta l'ira in riso e 'l riso in ira. Amore è instabil verno Ed instabil sereno, Fonte misto di fêle e di veleno.
Amore è flutto alterno Di speranza e di noia, E di timor e d'aspettata gioia. Amore abonda spesso
D'alte dolcezze e liete, De gli affanni e de' guai soave Lete. Son vinto, io ve 'l confesso, Non da voi, ma da lui ch'i dolci detti
Par che v'inspiri e detti. Ti rendi? Or dunque canta, Chè queste leggi impone Cortesissimo Amore a 'l suo prigione. Di che cantar degg'io? Di Clori o d'Atalanta?
O pur, come m'invoglia alto desio, Di Lei ch'in questa riva S'è mostra in forma di celeste diva? §Oh felice fanciulla,
A cui di puro latte il fiume corse; A cui le terre intatte Di novi fior la culla Sparsero in varie guise,
E l'aure sospirâro e 'l ciel sorrise: Oh d'eroi figlia e sposa, Desïata d'eroi madre famosa. §Oh, cresciuta in etate,
Felicissima donna, Che, mentre erri scherzando in treccia e 'n gonna, Vaghe di tua beltate Rendi le valli e i monti,
Ch'ornano a te le verdi erbose fonti. Oh d'eroi figlia e sposa, Aspettata d'eroi madre famosa. Quando quest'alte piagge
Prima co 'l piè toccasti, A te danzar le Ninfe in atti casti, L'alpestri e le selvagge, Quelle del fiume, e quelle
Ch'albergano ne 'l mar vaghe sorelle. Oh d'eroi figlia e sposa, Preparata d'eroi madre famosa. A te guidaron danze
Pastor leggiadri, accorti, E tenne a fren le voglie il Dio de gli orti E in modeste sembianze I Satiri, e Sileno
Ti si mostrò di riverenza pieno. Oh d'eroi figlia e sposa, Destinata d'eroi madre famosa. A te cantando a gara
Titiro e Melibeo, Parve l'uno Anfione e l'altro Orfeo: Ed ora a te rischiara, O real Margherita,
Pastoral canto la mia lingua ardita. Oh d'eroi figlia e sposa, Celebrata d'eroi madre famosa. Tu l'Aurora somigli
Ne' crini e ne le gote, Ed Apollo ne' lumi e ne le note. Ninfe, vïole e gigli Intrecciate a le chiome,
Mentr'io segno ne' lauri il suo bel nome. Oh d'eroi figlia e sposa, Desïata d'eroi madre famosa.
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