Skip to content
1544–1595

Untitled

Torquato Tasso

Qual più rara e gentile opra è de la natura o meraviglia, quella più mi somiglia la donna mia ne' modi e ne' sembianti.

Dove fra dolci canti corre Meandro o pur Caistro inonda la torta obliqua sponda, un bianco augel parer fa roco e vile

nel più canoro aprile ogni altro che diletti a meraviglia: ma questa mia, che 'l bel candore eccede de' cigni, or che se 'n riede

la primavera candida e vermiglia, l'aria addolcisce co' soavi accenti e queta i venti – col suo vago stile. Un animal terreno,

ch'è bianco sì che vince ogni bianchezza ed ogn'altra bellezza, morir più tosto che bruttarsi elegge. Però, come si legge,

è preso, e, per vestirne i duci illustri, le sue tane palustri d'atro limo son cinte; e morto almeno pregio ha di seno in seno,

e per donna leggiadra ancor s'apprezza: così la fera mia, perché s'adorni, la vergogna e gli scorni più che la morte è di fuggire avvezza;

né macchia il crudo arcier le care spoglie mentre raccoglie – e sparge il suo veleno. In Grecia un fonte instilla, se labbra asciutte bagna il freddo umore,

profondo oblio nel core; l'altro bevuto fa contrari effetti, e 'n duo vari soggetti sì mirabil virtù dimostra il cielo:

così questa, onde gelo, fonte d'ogni piacer chiara e tranquilla con una breve stilla tôr la memoria può d'ogni dolore

e tender poi d'ogni passata gioia, per temprar quella noia onde perturba le sue paci Amore. Oh, vivo fonte, anzi pur fonti vivi

con mille rivi – ond'ei via più sfavilla! Se non è vana in tutto l'antica fama che pur dura e suona, tra que' che fan corona

nasce un bel fior che sembra un lucid'oro e vince ogni tesoro, perché gloria ei produce e chiaro nome a chi n'orna le chiome;

né mai di sponda o di terreno asciutto nacque sì nobil frutto. Ed un fior di bellezza in queste rive s'odora, e di mostrar ei nulla è scarso

l'oro disciolto e sparso ch'erra soavemente e l'aure estive; ma di sua gloria coronato a l'ombra così m'adombra – che m'è dolce il tutto.

Ne l'arabico mare è con un altro fior, come di rosa, pianta maravigliosa, che lui comprime anzi che nasca il sole;

poi dispiegarlo suole quando egli vibra in oriente i raggi per sì lunghi viaggi; e di nuovo il raccoglie, allor che pare

cader ne l'onde amare. Tal questa donna, in cui beltà germoglia e leggiadria fiorisce, al sol nascente nel lucido oriente

par ch'i suoi biondi crini apra e discioglie; poi ne l'occaso astringe aurei capelli più di lui belli, – e sol velata appare. Una pietra de' Persi

co' raggi d'oro al sol bianca risplende e quinci il nome prende, e del bel lume del sovran pianeta rassembra adorna e lieta:

così la pietra mia nel dì riluce, e la serena luce e 'l dolce fiammeggiar i' non soffersi quando gli occhi v'apersi.

Ma segue un'altra poi de la sorella il corso vago e di sue belle forme par che tutta s'informe e di sue corna, e quindi ancor s'appella:

tal lei veggio indurarsi ascosa in parte se torna o parte – fa sentier diversi. Canzon, ch'io non divegna fra tante meraviglie un muto sasso

solo è cagione Amor, che grazia impetra da la mia nobil pietra: e spero andarne così passo passo, e pur quasi d'un marmo esce la voce

che manco nuoce – ov'è chi men disdegna.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Untitled · Torquato Tasso · Poetry Cove