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1544–1595

Il Tempo

Torquato Tasso

Donne, voi che superbe di giovinezza e di beltà n' andate, voi che l' arme sprezzate di Venere e d' Amore,

voi sempre invitte e sempre vincitrici, voi vinte pur sarete da 'l mio sommo potere. I gran vanti, le glorie,

le corone e le palme, le spoglie di tant' alme, ond' i vostri trionfi adorni or vanno, pur mia preda saranno:

e sarà preda insieme questa vostra bellezza e quest' orgoglio, che 'l mondo onora e teme. Il Tempo io sono, il Tempo

vostro nemico e vostro domatore e signore; ché posso con la fuga via più contro di voi,

ch' Amor non può con tante faci ed armi, con tante squadre e tanti assalti suoi. Ed or, mentre ch' io parlo, la mia tacita forza

entra negli occhi vostri e ne le chiome, e le spoglia e disarma. Quinci rallenta i nodi, quinci le faci ammorza,

quinci rintuzza i dardi degli amorosi sguardi: e quinci a poco a poco l' alta beltà disgombra,

il cui raggio e il cui foco tosto alfin diverran cenere ed ombra. I' fuggo, i' corro, i' volo, né voi vedete, ahi cieche!

la fuga, il corso, il volo. Né men vedete come ne porti il vostro onore e il vostro nome, e come co' miei passi

ogni cosa mortal fugga e trapassi. Ma forse par che stia qui neghittoso a bada. Folli! deh che vi giova

lusingar voi medesme con volontario inganno, s' aperto il vostro danno vedrete alfin con dolorosa prova?

Tosto verrà quell' ora che con piena vittoria trionferò di voi. Scaccerò in bando allora

Amor da l' alto seggio, che ne' vostri occhi ei tiene, ed in quel loco poi dispiegherà le insegne

la Vecchiezza e l' Onore. Torrò di man lo scettro de' vostri empi pensieri a l' Alterezza, che ne 'l vostro petto

quasi reina or siede; e poscia in quella sede porrò la Penitenza, la qual con la memoria

de' beni andati e de l' andata gloria, quasi continuo verme, mai sempre roderà le menti inferme. Farovvi a mio volere,

come a vinte, cangiar legge e costumi: lasciar il canto, le parole e il riso, i nuovi abiti adorni; e quante spiega in voi superbe pompe

ricchezza, arte ed ingegno, farò deporvi in segno di vostra servitute, qual uom ch' in dura sorte abito mute.

Queste cose or v' annunzio, perché tra voi pensando come la beltà vostra si dilegua, e quel che poi ne segua,

cessi quel vostro orgoglio pieno di feritate, che di servirvi amando ogni cosa mortale indegna stima.

Ma di voi stesse fate, come pietà vi detta e ragion vi consiglia: ch' io con l' istessa fretta

n' andrò seguendo il mio viaggio eterno. Su, su, Stagioni, omai, su, Giorno, Notte ed Ore, mia veloce famiglia,

che con moto superno ab eterno creò l' alto Fattore: seguite il corso antiquo de le vostre vittorie

per lo calle de 'l ciel lungo ed obliquo.

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