Divi noi siam, che nel sereno eterno
fra celesti zaffiri e bei cristalli
meniam perpetui balli,
dove non è giammai state né verno;
ed or grazia immortale, alta ventura
qua giù ne tragge, in questa bella imago
del teatro del mondo;
dove facciamo a tondo
un ballo novo e dilettoso e vago,
fra tanti lumi de la notte oscura
a la chiara armonia del suono alterno.