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1544–1595

Floridante

Torquato Tasso

Quel simulacro bello a maraviglia E grande, e che sembianze ha sì leggiadre, E gran corona in testa, onde somiglia Imperadrice, fia l'augusta madre

Del gran Ridolfo, e del gran Carlo figlia; Gloria del figlio e gloria ancor del padre, E gloria insiem del marito augusto, Clemente, e saggio, e giudizioso, e giusto.

Non fu sì degna di canora tromba Colei che Ciro per vendetta estinse, Nè sì famosa al mondo ancor rimbomba Quella che Babilonia intorno cinse:

O quella ch'inalzò mirabil tomba, E 'l cener bebbe, e 'n mar fe' guerra, e vinse: Non Vetturia, Zenobia, Amalasunta Sì dimostraro ogni virtù congiunta.

E non altra famosa in dotta istoria Merta egual lode, ove più carte ingombra: Non Isabella, che minor la gloria Fa de l'antiche come del sol fa l'ombra.

È lei più degna d'immortal memoria, Malgrado di colei che tutto sgombra: E del tempo che rode il ferro e i marmi, Ma non toglie il suo pregio agli alti carmi.

L'altra pur coronata, è la sorella, Che più chiari farà Tago ed Ibero: Tante avrà grazie da benigna stella Nascendo: e non s'agguaglia il finto al vero.

Potrà la terza, Italia far sì bella, Ch'obliasse l'onor d'antico impero; Ma fia virtù matura, morte acerba, E tanta gloria il cielo altrui riserba.

Fia l'altra ancor sorella: ancor fia degna D'ogni fregio reale e d'ogni onore, D'ogni virtù, ch'in uomo alberga e regna, Adorna e di costume e di valore;

Oltre le vie che il ciel figura e segna, Per fama illustre ove 'l dì nasce e more: Ch'avrà stati in Italia, avrà governo, Là dove nacque, e gloria e nome eterno.

Di Ferdinando ecco le figlie appresso Sante, sagge, leggiadre, accorte, oneste: Ecco la gloria del femineo sesso, Ecco bellezza, ecco virtù celeste;

Ecco la speme, ecco l'onor promesso, Ch'alfin l'umile Italia avrà da queste, Di bella adorna e gloriosa prole Com'altra, che rimiri errando il sole.

La prima di corona e d'or risplende, E fia della Polonia alta regina; Poi dove il Mincio al Po tributo rende Duce sarà della città vicina,

Che dall'antica Manto il nome prende; E l'altra alla Baviera il Ciel destina; Di gloriosi eroi madre feconda, Perchè fede non manchi, ove ora abbonda.

La terza porterà di novo ancora Serenissima luce all'alta sede, Dove la prima sparve; e fia Leonora Specchio di castità, specchio di fede,

Ch'alla città, che tutta Italia onora, Darà felice e fortunato erede, Ed a molte altre, che volgendo gli anni, L'aquile copriran co' sacri vanni.

Ma del gran padre, e di tanti avi augusti Scettri, corone, trionfale alloro, E grande onor de' secoli vetusti, E simulacri, imprese, arme, e tesoro,

E del marito in fra i più saggi e giusti Senno, saper, virtù, possanza ed oro, Giunti a' gran merti suoi, chi ben distingue, Stancherian mille penne e mille lingue.

Tu, Barbara, sarai che mille esempi Dar potrai di virtù divina in terra Col grande Alfonso, in que' felici tempi, Ch'egli avrà gloria d'una e d'altra guerra,

Cesare alfin seguendo incontra gli empi; Ah! nostra speme, che vaneggia ed erra! Che giova incontra morte o forza od armi? Spargete gigli e rose a' bianchi marmi.

La quinta avanti il tempi anco ritorno Farà del cielo agli stellanti giri, E parrà ch'allor manchi il sole al giorno E che sol lutto e solo error si miri,

E che s'odan querele intorno intorno Per tutta Italia, e lagrime e sospiri: Ma figli avrà, per cui si glori altero, Non pur conforti il bel toscano impero.

Le figlie del fratello indi risguarda, L'una a l'altra d'onor chiara e lucente, Tal che assai perderà fama bugiarda Di mille antiche, di cui finge e mente:

Fia somma gloria alla stagion più tarda Ch'ambo regine sieno in occidente, E l'una di più regni, anzi d'un mondo, Che da noi parte l'ocean profondo.

L'altre due pur di Spagna onor saranno Figlie del re maggior d'ogni monarca: La prima ella ritien pur d'anno in anno, Solo di tal tesoro avara e parca;

La seconda concede e senza inganno Nell'altre nozze lor canti la Parca; E fian quegl'imenei famosi e conti Oltre la Tana e gl'Iperborei monti.

Qual nell'antica, o nell'età novella Agguaglieranno a voi le istorie o i versi, Nobilissima coppia, ove ogni stella Par che sue grazie in voi cosperga e versi?

Per farvi adorna a maraviglia e bella De' più graditi doni, e più diversi? A voi s'acqueta l'ocean sonante, A voi Parnasso, a voi s'inchina Atlante!

Fia quella Margarita, e ben conviensi Il nome al suo candor, che non imbruna. E non ha macchia o faccia, o parli, o pensi, E non ha biasmo, e non ha colpa alcuna:

Donna di bei costumi e d'alti sensi, Avrà con raro merto alta fortuna, Figli di nobil duce, e suora e sposa, Come perla serena e preziosa.

Vedi Anna la sorella: alfin l'attenda La gran Germania e 'l nome ivi risuoni Nel freddo cielo, e l'onor suo risplenda, E di sua pudicizia s'incoroni.

Di splendor vinca l'orse, acciocchè renda Altro lume all'Italia ed altri doni, E là riporti d'opre altre e leggiadre La figlia esempio, onde 'l portò la madre.

Ecco un'altra Anna, ecco Lucrezia a paro, Per nobiltà, per cortesia lodata, E per bellezza, oltre al Timavo, al Varo, Sin dall'ardente zona alla gelata;

Ecco Leonora pur di nome chiaro, Le tre figlie d'Alcide e di Renata, Ch'avran rare eccellenze, e rari pregi, Perchè ogni età le riverisca e pregi,

Sarà quell'altra ch'io vicino addito, Isabella Gonzaga, a cui natura Donerà quanto in donna è più gradito, Valor, senno, bellezza oltre misura,

Fortuna, glorioso e gran marito, Ma iniqua morte gliel ritoglie e fura, Perchè sua castitate in bruna vesta Via più risplenda, e la sua fama onesta.

E quella ancor, volgendo gli anni e i lustri, De l'Aragona e dal paese Ispano, Con titoli, con pregi e pompe illustri, Verrà felice nel Lombardo piano,

E con virtù ch'Italia orni ed illustri, E con leggiadro portamento estrano, Ne l'albergo d'eroi, vicina all'Oglio, Piena di cortesia, vuota d'orgoglio.

Donna sarà Camilla indi non lunge, Moglie e cognata pur di novi eroi, La cui fama real per tutto aggiunge Da' regni de l'occaso a i lidi Eoi:

E mostrerà come valor si giunge Con onestà sul fior de gli anni suoi, E col senno beltà, vestendo il santo Suo pastor Pio di Piero il grave manto.

Mira quell'altra, ella sarà Leonora, Che le caste, e le saggie, e le prudenti, Tutte pareggierà fanciulla ancora, Tutte le più sublimi e pure menti:

E spargerà, quasi novella aurora, Di valor, di beltà raggi lucenti D'onor, di cortesia, perchè a' suoi giorni Toscana tutta, e tutta Italia adorni.

Il padre fia gran duce, e prose e carmi La sua stirpe alzeranno al cerchio quinto, Ma via più la giustizia, il senno, e l'armi, E la clemenza, onde fia l'odio estinto;

E perderian dall'opra i bianchi marmi, E i maestri di Samo e di Corinto Nel formar lei, con le minor sorelle, E i colori più vaghi, e stil d'Apelle.

Volgi gli occhi a Vittoria; oh che serene Luci rivolgerà sì nobil alma; E 'n che bel corpo e casto, o vera spene, O certo onore, chiara e fatal palma!

De la sua stirpe, che tremar le arene E 'l mar farà, dovunque legno spalma, E d'Africa i rapaci empi tiranni; Chi fia più gloriosa in più verdi anni?

Virginia è seco, che di nobil duce Nascerà, dove albergo ha cortesia, Fra ricchezze ed onori, e seco adduce La sua Vittoria, e la Vittoria è pia.

L'altra non puoi veder come riluce, Ch'è l'idea di bellezza e leggiadria; Così la copre oscuro e negro velo: Credo che 'l suo scrittor salisse in cielo.

Chi può tacer de la gentil Marfisa D'amor nemica e d'onestà guerriera, Che del proprio valor fia armata in guisa, Che d'averne le spoglie ei già dispera?

E chi de la sorella, onde conquisa Esser potrebbe alma spietata e fiera; Se giungeranno a quegli onor perfetti Onde par ch'illustrarsi Italia aspetti?

Nè Renata da Este ancor si taccia, In cui rinascerà grazia e beltate, E tutto quello onde s'onori e piaccia Fra le più caste e belle, e più lodate;

Nè di Lunarda: e come amore allaccia, Un de' gran cavalier di quell'etate Conoscerà per lei: nè meglio accoppia Fede, senno, valore in altra coppia.

Nè di Giustina ancora, o d'Isabella: L'una farà d'ogni virtute adorno La gran Milano, e Napoli più bella S'a i bei lidi farà l'altra ritorno.

Nè di Laura Sacrata, alma rubella D'amor, d'ogni virtù nido e soggiorno; Nè d'Ippolita Turca, in cui vedranno Maraviglie color che poi verranno.

Nè di Ginevra Trotti, in cui bel tregio Alla virtù farà bellezza onesta: Nè d'Elena, a cui da Germania il pregio Di bella, di pudica e di modesta;

Nè di colei, che avrà cor alto e regio Incontra i colpi di fortuna infesta, E colto stile, e fia Claudia Rangona Degnissima di scettro e di corona.

Nè la bella Gualenga, che non tanto Lieta farà la sua vaga bellezza, Quanto il valor del suo marito, e quanto L'animo suo, che solo onore apprezza:

O pur Lucrezia Strozza, e l'altre accanto Di quella stirpe a nobili opre avvezza, Che splenderan come sereni lumi Sovra il bel Mincio, e sovra il re de' fiumi.

O le Guerriere, a cui lucente usbergo Non fia che incontro amor difenda ed armi, Ma l'onestà, che in sì bel petto albergo Avrà, più freddo assai de' bianchi marmi;

Nè quella, che volgendo al mondo il tergo, Sprezzerà le sue pompe e rime e carmi, Dico Giulia Tassona: e la cognata D'alti costumi e di virtute ornata.

Livia le sorge appresso e la seconda Nobile e degna d'immortali onori, E bella e casta, ne l'antica sponda Farà fiorire i mirti e i sacri allori,

Tessendo rime, e 'n ciò non fia seconda Da prender l'alme, e da legare i cori, E mormorar sovra gli alpestri monti Di Genoa udransi il suo bel nome i fonti.

Oh che felice coppia, oh che gentile Di sangue a lei congiunta io ti dimostro! La qual meriterà che dotto stile L'orni ed onori, e non pur gemme ed ostro.

L'una fia Porzia Mari, e parer vile Farebbe l'Eritreo siccome il nostro; Geronima fia l'altra: e 'n sul Tirreno Grazia, onore e bellezza avrà non meno.

Ma là ritorna, onde leggiadra vista Ti dipartì; mira costante donna, D'un sol marito or gloriosa, or trista, Che sola resterà con negra gonna:

E scoprirà come gran pregio acquista Pudico amor, ch'in alto cor s'indonna, E casta ella sarà quant'egli forte, Vincend'ogn'altro, e al fin l'istessa Morte.

Le due figlie d'Emilia in quell'etate Quanto fia di gentile e peregrino, Quanto valore avran, quanta onestate Fu nel regno di Troia o nel Latino.

Fian l'altre due illustri ed onorate Per merito, per sorte e per destino: Fian di Cesare figlie, onde l'errore Di grazia abbondi e non s'incolpi Amore.

In quella stirpe, a cui fortuna aspira, Perch'ella abbia di fama eterni fregi, E 'n cui le donne, ovunque Apollo gira, Pur loda avranno e i cavalieri egregi:

Isabella Gonzaga ancor rimira, Agguagliar de l'antiche i chiari pregi; E mira due, ch'indi faran partenza Per ornar prima Brescia, e poi Vicenza.

Mira Diana saggia e valorosa, La qual risplenderà con puro zelo, Sì come Cinzia nella notte ombrosa Suol fiammeggiar tra la rugiada e 'l gelo:

Mira le figlie, in cui non fia nascosa Ogni bella virtù scesa dal cielo; E pareran lucenti amici lumi Di gentilezza adorne e di costumi.

Vedi un'altra Vittoria e vedi Bianca Che tai sarà di fede e di costumi, Non sol di membra in cui beltà non manca, Con bel sembiante e con sereni lumi;

Vedi Camilla che non fia mai stanca Per somma grazia di celesti numi, Di mostrar cortesia, perchè non cade Virtù valente in su l'estrema etade.

Vedi la madre e vedi anco la figlia, Contessa di Langosco, e come questa A quella si ritragge e s'assomiglia Nè l'esser bella virtuosa e onesta.

Ecco la gloria, ecco la maraviglia De la famosa stirpe Malatesta; Ecco le Pie di beltà veri esempi Che faran la pietà piacer a gli empi.

Vuoi mirar de l'Italia il pregio vero: Due Barbare rimira assai vicine, E l'altera umiltà, col nome altero, D'alme belle e leggiadre e pellegrine:

Talchè più non si vanta antico impero Di mille e mille donne alte latine; L'una fia Borromea: a dotta penna Santa severità quell'altra accenna.

Sarà quell'altra Tassa e non ha menda, Di belle figlie ancor più bella madre, Nè men saggia di saggia e fia ch'intenda, Solo ad opre d'onore alte e leggiadre;

Lucia come alba in ciel par che risplenda Fra le tenebre umane oscure ed adre, Con raggio di virtù: nè la sorella Fia men illustre o men pudica e bella.

Vittoria è quella a cui la chiara fama Più d'Argo, o Troia illustrerà Farnese, Come s'onora Dio, come ben s'ama, Come risplende un animo cortese,

Come si sprezza quanto il mondo brama, Come sien pure voglie al Cielo intese: Come onor e virtute abbia un sol tempio, Ella dimostrerà con vero esempio.

Ha Giulia accanto, a cui l'etate antica Non prepone altra Giulia, e non sen vanta, De' sacri studi e delle Muse amica, Ramo gentil di gloriosa pianta:

La sorella con lei bella e pudica Nascerà sul Metauro a l'ombra santa; Ed a l'una ornerà Ferrara i carmi, Ed a l'altra Carrara i bianchi marmi.

Lasciar potria per Ermellina il Cielo, E starsi in terra il messaggier celeste, Lasciar Febo Parnasso e Cinto e Delo, Giudice lei di rime alte e conteste:

Temprerà Dorotea col puro gelo Di legittimo amor le fiamme oneste, Ed onor di Germania e nobil dono A l'Italia fia questa, ond'io ragiono.

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