Odi, Filli, che tuona e l' aer nero
vedi come di lampi orridi splende;
Giove turbato è in ciel: folle chi prende
i Divi a scherno e 'l gran celeste impero.
E' colà su (non t' ingannar) pensiero
de le cose mortali, e non discende
ogni folgore indarno e i monti offende:
sannolsi quei che scala al ciel ne fero.
Briareo salsi e chi la man rapace
pose in vergine sacra, onde tra duri
scogli fu morto e nembi atri e sonanti.
Ma che non lece a' non crudeli amanti?
Consente Amor che spesso altri gli giuri
per l' arco senza pena e per la pace.